Elodia Rossi

N. 3 – Il Progetto di una Chiesa

Feb
02

Terza riflessione pratica per la “Costruzione di un Progetto”: si passa alla definizione della forma.

L’idea individuata per dare corpo alla Chiesa, come sinteticamente rappresentata nell’articolo “Il Progetto: l’Idea”, doveva poi tradursi in forma compiuta.

Il primo passo è stato quello di disegnare e ridisegnare più volte, sia continuando a schizzare, sia trasformando gli schizzi in primi elaborati metrici, la forma appena accennata a seguito dell’individuazione dell’idea.

Le dimensioni venivano dallo spazio utilizzabile dello slargo di accoglienza. Fatti salvi i vincoli urbanistici (in particolare, il rispetto delle distanze dalle preesistenze e dall’arteria di collegamento passante perpendicolarmente al fronte) sapevamo che le dimensioni massime, in larghezza e in lunghezza, erano di circa 24 metri ciascuna.

Le disposizioni della Conferenza Episcopale Italiana sul tema, raccolte nel documento “La Progettazione di Nuove Chiese”, insistevano sull’importanza di conferire una forma innovativa all’Aula Liturgica Principale, tendendo a favorire il raccoglimento dell’assemblea intorno al Presbiterio. Una sottile indicazione che riportava costantemente all’adozione di forme circolari. Cosa che a noi progettisti non piaceva, anche in ragione dell’odierno e massiccio proliferarsi di Chiese tondeggianti, spesso ripetitive. Dunque ci siamo trovati di fronte a una nuova sfida: cercare il modo di superare questo vincolo con una soluzione diversa, più interessante e nuova.

La scelta dell’intersecazione delle sagome del Sukkà ci veniva in aiuto. D’altro canto, anche la prima delle forme schizzate (l’ultimo degli schizzi resi visibili nell’articolo precedente) già percorreva la strada di un’evocativa circolarità, conseguita tramite una differente elaborazione formale.

Modellando e rimodellando, siamo arrivati a capire quale poteva essere la migliore delle soluzioni. Il tutto era reso possibile attraverso le diverse dimensioni – non solo in larghezza e in altezza, ma anche in lunghezza – delle sagome del Sukkà. Il contenitore che ne era derivato raccoglieva l’Aula Liturgica principale.

A questo punto, dovevamo collocare gli altri ambienti fondamentali del corpo Chiesa. In particolare, la Cappella Feriale e il luogo delle confessioni, visto che le norme CEI ne imponevano la separazione, sebbene con collegamenti interni. La volontà di non sacrificare il fronte dell’edificio, ci ha portati a posizionare i due nuovi corpi sul lato destro, verso il fondo, dove le sagome del Sukkà andavano a restringersi. Anche per questi nuovi volumi abbiamo utilizzato l’ispirazione delle intersecazioni a Sukkà, giocando con differenti dimensioni.

C’era poi da stabilire posizione e forma del campanile. Evocando alcuni egregi esempi del passato, per dare un segnale di continuità funzionale, abbiamo deciso di separare il corpo Chiesa da quello del campanile. Così lo abbiamo collocato sul fianco destro, in linea col fronte.

Un lavoro enorme, attento, che però ci ha ripagati emotivamente. L’edificio immaginato ci sembrava organico, ben concepito, innovativo nella forma.

Abbiamo allora lavorato con strumenti di renderizzazione immediata, così da trovare conferma alle nostre aspettative. Ciò che ci appariva era, per noi, soddisfacente. Ma c’era ancora molto da studiare, pensare, articolare, rifinire, definire. E avrete modo di valutarne l’evoluzione.

Vi lascio esaminare un paio dei primi render.

  

I corpi a sagoma parallelepipeda sono le preesistenze, incluso quello addossato alla Chiesa, sul retro (contenente, tra l’altro, la Casa Canonica che è stata da noi ripensata internamente).

Alla prossima puntata.

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