Elodia Rossi

Passato e Futuro

Gen
25

Con l’articolo “Architettura Contraddetta” ho messo in evidenza alcune carenze dell’epoca attuale, denunciando l’assenza di una linea architettonica condivisa, di uno stile caratterizzante. Ricorderete che ho detto, tra l’altro:

…in altre epoche il passo era coerente, eccome. Le caratterizzazioni formali dei vari stili architettonici sono chiare a tutti: il gotico, il barocco, il rinascimentale, eccetera. E ne è chiara la cadenza temporale. Ma oggi? Quali sono i riferimenti? Quali le indicazioni per il nuovo “edificare”? Quanto ne sa la gente?

Bene. Vorrei precisare meglio il concetto, per evitare di essere fraintesa e per trasmettere un messaggio chiaro e inequivocabile.

Viviamo nell’epoca della grande confusione, dell’impennata delle scienze tecnologiche e informatiche, della prevaricazione dell’informazione (anche e soprattutto distorta) a qualsiasi livello e grado. In architettura – per circostanziare il concetto – i messaggi che ne derivano, soprattutto attraverso il web, giungono spesso da soggetti poco o niente affatto competenti.

Quest’epoca delirante paga a caro prezzo anche il grande dibattito sull’architettura che, non molto in là nel tempo, vedeva contrapposte le prerogative funzionali a quelle formali. Forma e funzione: quale privilegiare? L’ovvia risposta, incomprensibilmente giunta troppo tardi, è: perché non tutte e due? La dicotomia che ne era derivata, a mio parere, per lunghi anni ha trascinato in una strana forma di oblio la produzione architettonica d’autore. Intanto e di pari passo viaggiava il processo d’avanzamento della società dell’informazione. Il disastro è stato inevitabile.

Cara complessità! Perché mai non sei intesa come un bene prezioso?

In passato, le linee evolutive dei processi architettonici venivano divulgate quasi esclusivamente tramite l’opera dei grandi professionisti. Quell’opera che ancora adesso riempie i libri di testo e diviene evocativa per coloro che hanno la capacità di analisi, di discernimento, d’interpretazione corretta dell’evoluzione storica dei grandi e affascinanti processi architettonici.

Con questo spirito analitico e critico deve essere letto il passato. Fonte di grande ispirazione, ma giammai di emulazione. Eccome, se la storia dell’architettura insegna! Tuttavia, anche e soltanto l’idea di imitare forme e caratterizzazioni di qualsiasi epoca passata costituisce il più disastroso errore che un architetto possa fare.

L’architettura, lo ripeto, è arte. E, in quanto tale, è ricerca continua, appassionata. Dunque è innovazione.

Mi auguro di essere stata chiara. E avrò modo di ritornare più volte a parlare dell’importanza del passato nella costruzione del futuro.

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