Elodia Rossi

Architettura Contraddetta

Gen
23

Voglio riprendere un concetto che ho riportato nella sezione BIO di questo blog.

C’è un’enorme letteratura sul Colosseo, tanto da essere noto anche a chi non lo ha mai visto. Ma che senso avrebbe costruire un edificio, oggi, a immagine e somiglianza dell’Anfiteatro Flavio? Sarebbe come indossare un costume da gladiatore per andare in ufficio. Ma perché, se questo concetto è chiaro in abbigliamento, rimane oscuro in edilizia? Si continua a costruire come un tempo, a imitare forme di un tempo, con materiali di un tempo.

Ora voglio approfondire il tema per mettere in evidenza la contraddizione che vive oggi l’architettura.

Chi andrebbe in ufficio vestito da gladiatore? Nessuno, credo. Oppure solo qualcuno: un provocatore, un contraddittore, un folle.

Come sarebbe visto dagli altri? Risate, derisioni, finti compiacimenti.

Eppure, nell’antica Roma era un abito usuale. Come quello della cortigiana, quello del poeta, quello del Senatore. Ma lo vedreste uno dei nostri Senatori presentarsi a Palazzo Madama conciato come allora?

Concetti banali, vero? A nessuno verrebbe in mente di rifletterci sopra. Gli usi, i costumi sono andati avanti, sono progrediti, si sono più o meno evoluti. Qualche volta i grandi artisti della moda si ispirano a elementi del passato, ma in forma nuova, con approccio differente, con risultati decisamente diversi.

Adesso bisognerebbe pensare ad alcuni paesaggi, osservandone l’edilizia (naturalmente, spostandosi fuori dai nuclei storici, per i quali il discorso assume differenti forme di cui parlerò). A meno di realtà molto rare, sembrerà di vivere in altri tempi: ma solo ad un primo impatto! Case “in stile” più o meno azzeccato, trionfi di pietrame “finto antico” ad adornare le pareti, sontuose scalinate con ringhiere lavorate e smaltate emulando forme e tecniche trascorse, tegole cosiddette “antichizzate” ossia maldestramente pitturate come fossero ricoperte di una patina di muffe multicolore, legno lamellare malamente impiegato per ricalcare coperture montane anche in condizioni ambientali sfavorevoli, e via dicendo. Un delirio!

E non sia mai si visita l’interno di una di queste abitazioni! Niente di più facile è trovarvi qualche stucco “finto veneziano”, qualche pitturazione a spugna con trionfi di colore magari fluorescenti, finti parquet, finti marmi, finti rivestimenti. Insomma, “finto” è la parola d’ordine.

Ma perché?

Non c’è niente di più squallido della finzione.

Perché i maestri della moda hanno saputo reggere il passo e trasmettere il messaggio dell’innovazione, costantemente, risolutamente, correttamente? Perché i maestri dell’architettura non sono stati altrettanto capaci, ai tempi d’oggi?

Già, ai tempi d’oggi. Visto che è pur vero che in altre epoche il passo era coerente, eccome. Le caratterizzazioni formali dei vari stili architettonici sono chiare a tutti: il gotico, il barocco, il rinascimentale, eccetera. E ne è chiara la cadenza temporale. Ma oggi? Quali sono i riferimenti? Quali le indicazioni per il nuovo “edificare”? Quanto ne sa la gente?

Poco, direi, visto ciò che si “ammira”. Com’è dunque possibile che nell’epoca dell’innovazione, quella vera, la regina delle arti sia così drammaticamente mortificata? Com’è possibile che la grande produzione di nuovi materiali, spesso derivati da eccelse applicazioni della ricerca d’avanguardia (si pensi alle nanotecnologie), sia poi orientata all’emulazione delle forme e dei colori del passato?

Molti di questi nuovi materiali, così diversi in consistenza – mi piace dire, diversamente materici –  potrebbero essere utilizzati con sapienza, senza emulazione, consapevolmente e assecondandone ogni caratteristica (ne suggerirò molti e per interessanti usi, in altri articoli).

Esiste un mondo straordinario, un fermento che vive e si consuma nelle cantine dell’architettura, che invece dovrebbe venire allo scoperto e denunciare il sopruso. Una forza potente, prorompente, un movimento in grado di travalicare i beffardi limiti dell’odierna editoria (la letteratura non ha più una casa – Rif. articolo sezione BIO) e lanciare un messaggio diretto, incessante, convinto. Confido nei giovani.

Come per la derisione dell’abito del gladiatore, oggi si dovrebbe deridere ogni esternazione pseudo-architettonica fondata sulla tragica emulazione dei tempi trascorsi.

Architettura contraddetta. Oggi maledetta, dissacrata, violata. Dunque non più architettura.

Bisogna che la regina riprenda il suo posto, impugni lo scettro e imponga l’innovazione.

È necessaria la riaffermazione del predominio che le è dovuto, da sempre, nell’arte.

ARCHITETTURA VIOLATA

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