Elodia Rossi

N. 4 – CITYMOTOR

Mag
02

Dal punto di vista dell’occupazione del suolo, lo ripeto, per Citymotor si è considerato un indice edilizio pari a circa 0,029. In tal modo, pur soddisfacendo il fabbisogno dell’intervento, non si è sfruttata massicciamente l’area e si è dato, come nelle intenzioni, grande spazio alla Natura.

C’è da precisare che l’elaborazione ultima del progetto complessivo (quella che sto descrivendo) è derivata da un percorso di affinamento molto articolato e non privo di difficoltà. In particolare – e chiunque ha dimestichezza con la professione dell’architetto può capire – spesso ha giocato un ruolo frenante la pubblica amministrazione. Ma è altro tema.

La prima elaborazione del progetto, quella che si rintraccia al sito www.citymotorvallelungaoutlet.it, prevedeva una distribuzione delle funzioni interne più aperta. Riporto uno degli schizzi che avevo elaborato in principio.

Come già accennato, nonostante le numerose interlocuzioni tra il prof. Cocomello (Presidente della Copy), me e i referenti pubblici, mirate soprattutto alla rappresentazione dell’esistenza di un vincolo inesatto sull’area, i tempi si dilatavano al punto che decidemmo per la modifica parziale dell’impianto.

Intanto – grande vanto – l’Officina Rambaldi, noto gruppo di comunicazione e spettacolarizzazione, aveva aderito all’iniziativa (divenendone partner) per sostenerne – una volta messa in esercizio – tutti gli elementi di propria competenza. Un traguardo importante (che si deve alla capacità di relazione del Presidente Cocomello), dato che questo programma/progetto è portato innanzi tutto a produrre spettacolarizzazione.

Il corpo edilizio d’ingresso, posto in parallelo all’arteria di collegamento principale e subito oltre la prevista grande area parcheggio anteriore all’impianto, ha imposto uno studio particolarmente attento. Dovevo pensarlo in modo che rappresentasse il biglietto da visita dell’area, dunque in maniera da soddisfare le esigenze di richiamo formale/visivo, oltre che di identificazione dei contenuti tipologici e organizzativi del complesso. Dopo numerosi schizzi e lunghe riflessioni, sono arrivata a definire – grosso modo – quello che speravo. Riporto uno degli ultimi disegni a mano libera, fatto prima di transitare alla fase di progettazione più definita, facendo i conti con misure, posizioni, proporzioni, affinamenti, eccetera.

Il blocco schizzato, contenente l’arcata d’ingresso come parte integrante del complesso strutturale, nel corso della definizione progettuale ha subito un cambiamento. Ciò che ne è derivato sono due blocchi, collegati tra loro da un grande arco metallico d’ingresso (sul quale impera la scritta CITYMOTOR), con funzioni di ristorazione, esposizioni temporanee e permanenti, uffici di supporto all’attività di vendita, uffici per aziende di leasing e similari, istituti di credito, spazi per asilo con area mensa, e altro ancora. Un complesso che richiede l’impegno di un volume pari a mc 70.800,00, necessario a soddisfare le esigenze dell’area in termini di funzioni complementari.

L’arco metallico è inscritto in una travatura reticolare spaziale che possiede molte funzioni, non ultime quelle di contribuire alla stabilità dell’arco e di smellirne le operazioni di manutenzione.

Dal punto di vista formale, come ho già accennato, sempre in relazione all’importanza dell’identificazione del ruolo del Villaggio (Outlet della Motoristica), ho voluto consegnare un riferimento alla casa automobilistica italiana più prestigiosa: la Rossa di Maranello. Riporto il relativo stralcio planimetrico semplificato, chiarendo ancora che la scala di adattamento non consente la corretta visualizzazione dei dettagli progettuali.

Infine, riporto un render che mostra l’insieme dell’ingresso.

Nei successivi articoli continuerò a descrivere scelte progettuali e tipologie edilizie.

N. 3 – CITYMOTOR

Apr
26

Portata e finalità del programma di pianificazione dell’area destinata a CityMotorVallelungaOutlet hanno riguardato un percorso pianificatorio/progettuale estremamente accorto. Qui non si trattava soltanto di organizzare l’area, ma anche di definire le tipologie architettoniche in essa contenute.

Ho imposto a me stessa, lungo il percorso progettuale, alcuni punti fermi utili a definire la concezione architettonica che intendevo promuovere. Una concezione che considero nuova, visto che la mia idea di Villaggio Globale non rappresenta un ammasso di funzioni all’interno di un contenitore più o meno grande. Per spiegare questo concetto attraverso un’efficace contrapposizione faccio riferimento all’esempio denigratorio rappresentato dai Centri Commerciali di stampo americano, come anche dalla gran parte degli Outlet che hanno invaso il nostro Paese (e non solo), sostanzialmente ancorati a una concezione architettonico-formale ripetitiva e, anche per questo, stancante.

Il City Motor, invece, trae spunto dall’ambiente. Sono l’ambiente, il verde, la Natura – preesistenze evidenti nell’area – che hanno stimolato il linguaggio dei segni (ovviamente personale) per definire un habitat indotto che si discosta solo marginalmente dall’habitat naturale. Ecco perché, in questo caso e (in apparenza) contrariamente alla mia visione dell’architettura odierna, ho voluto prediligere alcuni sviluppi orizzontali, limitatamente ad alcune delle funzioni, decisamente immersi nel contesto naturale, solo lievemente percettibili dalla visione d’insieme. L’enorme preesistenza di verde riesce a sostenere la scelta, mitigandone quasi del tutto l’impatto. Anche forme, materiali e colori (come spiegherò in successivi articoli) si ispirano all’habitat del luogo, alla varietà degli aspetti della Natura locale. La mia intenzione è stata quella di non lasciare nulla al caso e procedere con l’immersione delle forme all’interno dello spazio seguendo un preciso istinto: il mescolamento razionale tra artificio e sostanza originaria. In ogni caso e assolutamente in sintonia con la mia idea di sviluppo formale, ho lasciato spazio alla verticalità per gli elementi d ‘ingresso, i contenitori delle funzioni derivate (ossia di quelle a supporto della vocazione dell’area), cercando forme non insidiose nonostante le importanti dimensioni.

Dal punto di vista funzionale, ho scelto di operare in modo che gli spazi progettuali restassero organizzati con logiche di separazione delle funzioni principali, in modo da non sovrapporre disordinatamente le destinazioni d’utilizzo specifiche. Questo mi è servito anche per relazionare specifiche strutture piane (come, ad esempio, le piste e alcuni parcheggi) a ogni corpo di elementi funzionali.

Ora ripropongo la planimetria generale, separata dal contesto, così da illustrare le logiche distributive dell’area e le dimensioni metriche complessive. Rimando a successivi articoli la descrizione metrica di ogni corpo funzionale.

Gli accessi all’area più interna sono unicamente pedonali (fatta eccezione per un previsto servizio di navette dedicato, oltre che per i servizi relativi alle piste e i parcheggi retrostanti destinati a bus e camper), mentre l’intorno dell’area è complessivamente percorribile da automobili e servito da un ampio parcheggio sul fronte, oltre che da segmenti di sosta a spina, posti lungo tutto il percorso.

Una necessaria precisazione: la planimetria di progetto qui riportata rappresenta soltanto la rete della viabilità principale. L’organizzazione della percorribilità interna, piuttosto complessa, non è immediatamente rappresentabile a scale rappresentative di adattamento. Utile sapere che questa accessibilità è costituita da una fitta rete di percorsi, così da permettere il transito nel verde dell’intero spazio urbanizzato.

Alcuni dei corpi edilizi si presentano interni all’area, sostanzialmente posti ai margini del viale alberato centrale. Tra questo viale, appunto, e i corpi di fabbrica, si interpongono due ampie Promenade, utili alla migliore fruizione delle aree espositive. E difatti questi contenitori edilizi sono destinati alle funzioni espositive per le varie case di produzione afferenti al complesso mondo della motoristica.

Accanto al percorso carrabile principale (che, come detto, segue l’intero intorno dell’area), è posto un percorso pedonale della stessa lunghezza, immediatamente addossato al confine del lotto. Dall’altro lato del percorso carrabile – e sempre lungo tutto il confine – vi sono i parcheggi. Quest’organizzazione permette di raggiungere il punto d’interesse più vicino, di lasciare I’automobile, d’immettersi nel percorso pedonale e di introdursi, attraverso gli accessi, all’interno del Villaggio.

Davanti al fronte principale si estende una grossa area/piazzale (come già accennato) anch’essa dotata di parcheggio, che permette la migliore visibilità del grande corpo di fabbrica anteriore, nel quale s’ergono le due torri di servizio e l’arco metallico per I’accesso principale.

Al centro del Villaggio sono conservati e valorizzati gli attuali edifici rurali, a cui ho affidato la destinazione di accoglimento ludico (nell’intenzione di non alterarne le forme), accessibili attraverso il viale alberato esistente, per il quale è prevista l’implementazione di essenze arboree analoghe alle esistenti (cipressi).

Nello spirito stesso del ‘Villaggio Globale”, credo qui interpretato in maniera assolutamente prescindibile dalle distorsioni storiche e di metodo prodotte negli ultimi cinquant’anni, l’area raccoglie e organizza una serie di sotto-insiemi, alcuni dei quali sono ulteriormente oggetto di scorporo in altri sotto-insiemi.

I mc totali previsti per l’intervento sono pari a 200.256,34. L’occupazione del suolo è pari all’indice di 0,029, appena inferiore all’indice 0,03 prefisso quale massimale.

N. 2 – CITYMOTOR

Apr
25

Una delle sfide del progetto CityMotorVallelungaOutlet è stato quello di inserire un Villaggio Globale della Motoristica in un ambiente naturale rurale, caratterizzato da elementi di evidente spontaneità.

Fin dal principio e in coerenza con la mia posizione riguardo la salvaguardia ambientale, ho deciso di non alterare la naturalezza dell’ambiente e integrare gli elementi progettuali in maniera il più possibile coerente con le preesistenze. Molto interessante, a tal proposito, mi è sembrato il viale alberato con cipressi che, partendo dalla strada posta longitudinalmente al lato principale del lotto (ricordo, di 27 ha), si allunga verso il centro. Proprio qui, centralmente all’area, è presente un gruppo di volumi rurali piuttosto interessante. A questi volumi ho affidato il compito di partecipare, insieme alle preesistenze arboree, alla conservazione della memoria storica del luogo.

Dai punti di vista urbanistico e architettonico, l’idea generale è stata quella di realizzare un complesso coordinato e finalizzato all’accoglimento di una serie di funzioni per la motoristica, non in competizione con l’autodromo ma a sostegno di esso. In altri termini, ho cercato di urbanizzare l’area mirando alla creazione di una micro-città delle automobili.

Ho pensato alla micro-città dell’automobile come a un ambiente autosufficiente, dove la conduzione ordinaria (e, per alcuni versi, straordinaria) della vita potesse essere fluida e soddisfacente.

Voglio introdurre, fin d’ora, la planimetria generale dell’intervento progettuale (ovviamente a scala ridottissima e di adattamento). Così mi sarà più facile raccontare le scelte e, per chi vorrà leggere, capirle.

È facile scorgere, a destra della planimetria, l’area dell’Autodromo. Ed è facile collocare visivamente la posizione dell’area assoggettata all’intervento. La sua forma è pressoché triangolare. Il fronte è delineato da un’arteria di collegamento abbastanza importante, il lato destro è delineato da un’arteria di collegamento vicinale. Il lato sinistro segue l’andamento di un lieve incavo longitudinale (per lunghi tratti perfino inesistente) che agli atti del PTPR è sorprendentemente considerato corso d’acqua. Ragion per cui si sono aperte non poche problematiche che hanno portato il Presidente della Copy e me a discussioni con soggetti preposti al vincolo, nel tentativo di determinare una presa di coscienza e superarne le limitazioni. Ma siamo in un Paese dove la macchina burocratica è lenta e, mi sia concessa la polemica, forse i piani programmatici si fanno su carta. Così, benché indispettiti e delusi, abbiamo scelto di arretrare l’intervento per evitare disastrose perdite di tempo.

Dunque e in sintesi, all’interno di questa oasi (o micro-città, o Villaggio Globale) ho introdotto:

  • un’area (ai lati del viale alberato d’ingresso) destinata alla rivendita di auto e moto;
  • un’area (lato destro dall’ingresso – primi corpi) destinata attività commerciali di varia natura,
  • un’area di competenza del Villaggio (lato destro dell’ingresso – corpi successivi), destinata ad accoglienza temporanea, esclusivamente a servizio delle funzioni interne;
  • un teatro/auditorium con attività correlate e annesse (ricezione, camerini, ristoro e servizi esclusivi);
  • due corpi di fabbrica imponenti e destinati a funzioni di varia natura, posti ai lati dell’ingresso. Questi corpi terminano, diametralmente all’ingresso, con due torri per servizi.
  • locali per esposizione permanente e temporanea (posti nelle torri inserite nei corpi d’ingresso);
  • locali per convegnistica (inseriti nei laterali dei corpi d’ingresso);
  • locali per ristoro di vario livello e dimensione (accoglienza nei corpi esistenti e da riqualificare, ristorazione nelle torri d’ingresso, bar/ristoro nell’area commerciale);
  • aree a parco e piste motoristiche di diversa tipologia, utili sia alle attività di rivendita, sia e principalmente all’esercizio di sport;
  • grandi spazi per parcheggi, anche con specifica destinazione (bus, camper, raduni di auto e moto d’epoca);
  • percorsi pedonali dedicati.

Questa carrellata è stata necessaria per accennare alla portata e alle finalità del progetto. Negli articoli successivi cercherò di descrivere sia il percorso pianificatorio/progettuale (introducendo anche fattori metrico/dimensionali), sia ogni elemento architettonico introdotto.

Mi concedo un brevissimo cenno riguardante i maestosi corpi d’ingresso. Le due torri terminali sono pensate e disegnate evocando i fari di una vettura. La scelta della vettura di riferimento non è stata poi così difficile: chiunque qui in Italia avrebbe immaginato la Ferrari. Naturalmente, anch’io. Il rosso dei corpi ne afferma l’evocazione. Ma ci ritornerò su’.

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