Elodia Rossi

Notre-Dame brucia. Parigi soffre

Apr
18

Notre-Dame, la Nostra Signora, rimane avvolta nel fuoco qualche giorno fa, il 15 aprile scorso. La Senna si tinge di sangue.
Dolore per Parigi, dolore per la Francia, dolore per il mondo. E per l’architettura vera che meriterebbe vita eterna.

Foto di David Mark – Pixabay

Ma qual è il suo plurisecolare percorso? Proseguo con qualche cenno, in breve.
La Cattedrale, esemplare espressione dello stile gotico, dal 27 febbraio 1805 è eletta a Basilica Minore, ossia vanta la denominazione onorifica consegnata a quegli edifici cattolici di particolare rilevanza. Denominazione che viene concessa dal Papa attraverso un apostolico, ovvero una carica conferita dalla Santa Sede.

Ma Notre-Dame possiede anche il titolo di Monumento Storico di Francia dal 1862. E dal 1991 entra a pieno titolo nell’elenco dei monumenti eletti Patrimonio dell’Umanità.

Finanziata dalla Chiesa e dalla Corona di Francia nell’epoca in cui Parigi diventa Capitale del Regno di Francia e centro di grande interesse economico e culturale, la Cattedrale trova il compimento formale nell’anno 1250 (cui seguono interventi minori di completamento, fino all’intero 1400), dopo quasi un Secolo di lavori cui partecipa anche un gran numero di artigiani indigeni. Intanto, nel 1182 è completata la struttura portante a cinque navate, con abside ampio e deambulatorio circolare. E intanto Henri de Château-Marçay, inviato pontificio, consacra l’altare maggiore nel 1185, per volere di Papa Lucio III.

Il vescovo Maurice de Sully supervisiona i lavori nel periodo iniziale dell’edificazione. A lui, in qualche modo, si devono scelte importanti, per esempio sulle posizioni e conformazioni dei poli liturgici.

Nel 1218 viene completata la facciata principale, nel 1240 la torre sud e nel 1250 la torre nord che conclude i lavori principali. I coronamenti a cuspide, originariamente previsti per le due torri, non vengono realizzati.

Ma la storia di Notre-Dame è nota al mondo o, perlomeno, è semplice reperire notizie a riguardo. Non è su questo che voglio soffermarmi. Né, per certi versi (fatta qualche eccezione di contorno), sulle qualità indiscusse dell’impianto architettonico.
Invece mi soffermo qualche attimo su alcune dolorose vicende che hanno visto protagonista, suo malgrado, quest’opera straordinaria di architettura nel corso dei Secoli.

1789 – 1799, sono gli anni della Rivoluzione Francese. Notre-Dame viene deturpata. Il Comune di Parigi ordina la demolizione di tute le statue presenti nella Galleria dei Re, nei portali e finanche in facciata. La sottile e alta guglia centrale viene abbattuta. L’oro e l’argento di cui è colma internamente, vengono inviati alla zecca per la fusione. Claude-Henri de Rouvroy, conte di Saint-Simon, si propone di acquistare la cattedrale per distruggerla. Il pericolo viene evitato per poco.
Per alcuni anni, la Cattedrale viene trasformata in Tempio della Ragione (in onore al Culto della Ragione, d’impronta razionalista, sorto nel corso della Rivoluzione).
Ben presto, a seguito dell’introduzione del Clero Costituzionale (derivato da un atto del 1970 che modifica i rapporti tra Stato francese e Chiesa), la Chiesa viene reintrodotta nell’edificio per occuparne alcuni uffici.
Solo nel 1801, a seguito della stipula del noto Concordato tra Napoleone Bonaparte e Papa Pio VII, la Cattedrale ritorna nelle mani della Chiesa Cattolica. È qui che viene celebrata, nel 1804, l’incoronazione di Napoleone a Imperatore di Francia.
È il 1817 e vengono eseguiti alcuni interventi di restauro: al telaio del tetto e ai meravigliosi archi rampanti del coro. Si procede anche con il potenziamento dell’arredo interno.
È il 1830/1831 e le sommosse anti-legittimiste procurano ulteriori e nuovi danni all’edificio.
Siamo agl’inizi del 1842 e alcuni uomini di cultura (tra questi, Victor Hugo) si muovono per sensibilizzare al restauro dell’imponente monumento, date le tragiche condizioni in cui ancora versa. Vengono così incaricati due illustri architetti, Jean-Baptiste-Antoine Lassus ed Eugène Viollet-le-Duc per il progetto di restauro integrale. Viollet.le-Duc, noi architetti lo sappiamo bene, è un personaggio che predilige in restauro in stile, contrapponendosi ad differenti scuole di pensiero, alcune più votate all’innovazione, altre alla conservazione integrale (anche dei danni).
Viene elaborato il progetto, profondamente teso a riconsegnare alla Cattedrale le originarie fattezze medievali, come nello spirito dei progettisti, con poche addizioni di stili successivi. Dopo peripezie varie legate alla congruità della spesa, si dà avvio ai lavori. È il 1857 e l’unico direttore dei lavori resta Viollet-le-Duc, a causa della morte di Jean-Baptiste-Antoine Lassus.

Critiche ovviamente non mancano, come sempre.

Tra le curiosità, quella che più m’intriga è la volontà di Viollet-le-Duc di sovrastare le due torri di lunghe guglie. Esistono i disegni originali che prevedono questa ipotesi. Ipotesi però mai realizzata. Il grande restauro viene comunque compiuto e, prima del 1870, Haussmann s’adopera per i ben noti sventramenti della città. In quest’occasione, viene aperta una grande piazza dinanzi al sagrato della Cattedrale: è quella che oggi porta appunto il nome di Place Note-Dame.

Ma ecco che giunge il 1871 e alcuni arredi interni, in particolare panche e sedute di altra natura, vengono incendiate. Seguono ulteriori restauri e ammodernamenti: tra questi ultimi, l’introduzione di alcune vetrate di cui sono incaricati artisti contemporanei, subito dopo rimosse a causa delle troppe variabili stilistiche tra gli stessi autori.
Eccoci agli anni ’90 dello scorso Secolo, durante i quali viene eseguito l’ampliamento dell’organo principale. E poi ai primi del 2000, quando viene edificato il nuovo presbiterio.

E così, la sera del 15 aprile di quest’anno, la Cattedrale prende fuoco. La bellissima guglia centrale è ridotta in cenere, devastando l’articolazione complessiva del monumento. Crollano porzioni considerevoli della volta, tanto nella navata centrale che nel transetto. Altri danni minori si diffondono ovunque. Parigi soffre, il mondo dell’arte si piega al dolore.

Un ultimo tragico evento all’interno di un percorso non facile per il magistrale monumento. Ma la sopravvivenza della bellezza non è mai facile e la strada da percorrere è sovente colma di ostacoli.

Per il bene universale, mi auguro che questo esempio di straordinaria testimonianza dell’architettura possa tornare presto a far piangere, non di dolore ma d’emozione vera, il mondo intero.

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