Elodia Rossi

parliamone

Gen
01

Ho letto tante considerazioni, alcune ingiurie, altrettante strumentalizzazioni, ma non sono qui a scrivervi col senso del rancore. Sono profondamente vicina al mondo della Natura e da essa, dal comportamento animale che ne è privo, ho appreso l’inutilità di questo sentimento. Aborro il rancore, considerandolo il peggiore, il più inutile, il più deleterio degli “animus” umani.

Dunque vi parlo come si può parlare agli amici.

Chi esercita il mio mestiere, quello del fare architettura, è ben abituato a ricevere considerazioni d’ogni tipo e natura. E più si è in vista – come nel caso di coloro che sono considerati archistar (ossia gli architetti molto famosi della contemporaneità) – più si è soggetti a qualsivoglia tipologia di critica.

Né ha senso, in generale, rispondere. Né mai lo avrei fatto, in altri casi. Ma è il mio Paese, quel Paese che tanto io amo e che vedo procedere inesorabilmente verso un oblio fatto di poca attenzione e conoscenza, fatto di chiusura al futuro, fatto di ostruzione all’avvicendarsi delle epoche, fatto di trascuratezza per ciò che vale (si sono lasciati crollare edifici degni di conservazione senza alcun rimpianto, cosa di cui intendo parlare a lungo) e sorprendente esaltazione di ciò che non conserva alcun merito. Oblio fatto invero di grande abilità nel confondere ciò che è vecchio con ciò che è antico.

E tutto questo prescinde dai sentimentalismi, dai ricordi che meritano certamente rispetto, ma non possono divenire ostruzione per la crescita. D’altro canto, spero che Foscolo abbia insegnato qualcosa a noi tutti, spero che abbia tramandato l’interpretazione – quella vera – del ricordo.

Dunque non posso tacere, almeno per questa volta, nella speranza di riuscire a trasmettere un pizzico di curiosità che si traduca in voglia di studio, di analisi, di conoscenza.

Tocca a me ora mostrarvi la fontana rimossa. Quella fontana che ha sollevato tanto sdegno per essere stata sostituita. Quella fontana che è stata presentata sulle pagine facebook con foto suggestive ai chiari di luna (onore al fotografo), tanto da oscurarne la vera essenza e farla apparire bella e soave, quasi poetica, annebbiando perfino alcuni altri disastrosi elementi del contesto urbano. Ed è stata posta a confronto con una foto distorta (perfino negli equilibri metrici) della nuova fontana, peraltro ancora lontana dalla compiutezza costruttiva e decorativa. Spero (per l’onore di chi se ne è occupato) che non sia stata una mossa strumentale. Ma poco importa.

E di qui, fiumi di parole, errate disquisizioni su epoche (ricordo che la modernità inizia nella metà del Quattrocento e termina quantomeno nell’inoltrato Settecento), alterate interpretazioni di stili e via dicendo.

Torno al dunque e procedo con illustrarvi alcune foto reali, alla luce del giorno e senza alterazioni, della vecchia fontana anni ‘80.

Eccola in tutto il suo reale (e regale) splendore, impiantata su una improbabile aiuola, quale quarcio di un’orrida pavimentazione sconnessa in betonelle (conci cementizi nati per aree industriali o spazi carrabili secondari). Un grigiore dal sapore dell’esasperazione, all’interno di un luogo (il nostro Paese) che storicamente ha ospitato la pietra chiara, in basolati o conci a seconda delle esigenze. E questo per chi ha il coraggio di affrontare i temi del contesto.

Ma vado avanti e passo ai particolari, dal basso verso l’alto.

Queste sono le vasche. Ingrandendo l’immagine, basta dare un’occhiata all’inclinazione dell’acqua nella vasca più bassa per capire che la fontana aveva un serio cedimento alla base, tanto da essere fortemente inclinata (e non è la Torre di Pisa). Con un pizzico di attenzione, guardando l’esterno della vasca, si notano varie pezzature cementizie – una delle quali davvero molto grande – dimostrative di interventi di rattoppo eseguiti per tamponare bucature e fratture (presenti anche sul bordo). Tant’è che la vasca più bassa non ha retto alla rimozione e si è sgretolata. Più in basso si vede il cono di sostegno: elemento disconnesso dal corpo della vasca. Questo per dirvi che non si tratta di un’opera scultorea, ma di incollaggi di elementi vari, realizzati con stampi. Ne parlo più avanti.

Questa è la vasca più alta, con colonna e capitello (semmai si riuscisse ancora a percepirne la conformazione) che la sostengono. Più in cima emerge fiera la tubazione dell’impianto ferreo di irrigazione a vista (mamma mia!). L’insieme è corroso, colmo di muschi e licheni – alghe, cianobatteri e funghi di varie specie, altamente deteriorato e visivamente impresentabile. Qualcuno potrebbe pensare che simili agenti aggressivi avrebbero potuto essere rimossi. Ebbene, no (a parte i muschi che tenderanno a staccarsi in assenza di acqua). Perché non si tratta di un manufatto marmoreo o di pietra o di altro nobile materiale, piuttosto di un impasto ambiguo e perfino preoccupante (come più avanti spiegherò) a base cementizia, ormai parzialmente polverizzata e dunque irrecuperabile. Ogni azione di restauro, con specifici acidi o con idrosabbiature (tecniche privilegiate per la pulitura dei monumenti), sortirebbe il solo effetto di devastare l’impasto ancora più a fondo. Il solo orizzonte conseguibile sarebbe quello di vederla un po’ meno lurida, magari agendo con puliture superficiali, così evidenziando ancor più il deterioramento. Ma ci sarà pure chi incredibilmente pensa che la conservazione di un tale quadro batteriologico dia una percezione di “antichità(?)” al prezioso oggetto. Varrebbe la pena chiedersi perché non si lascino aggredire i veri monumenti, degni di essere chiamati antichi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Procedo con i particolari. Qui sopra, a sinistra, c’è la colonna. Riuscireste a individuarne la composizione? Osservate, tra l’altro, la frattura cementizia con mancanza di materiale riempitivo.

A destra è il Capitello e vale la pena dichiararlo, dubitando che si riconoscerebbe. Corroso fino all’incredibile. D’altro canto, in questi dozzinali manufatti cementizi, destinati a durare poco per scadente composizione (valutato anche il costo – basti esaminare il web o recarsi presso uno dei tanti rivenditori di zona), dopo aver eseguito i calchi per tronchi, si procede a sommarie rifiniture con l’utilizzo di cementi bianchi o gessi.

Bene. Qui siamo agli esterni della vasca più alta. Al di là delle fratturazioni strutturali, delle assenze e alterazioni di materiali, vi prego di esaminare la composizione dell’impasto. Si tratta di cemento grigio mescolato a ghiaie, vetri variopinti di bottiglie frantumate, ulteriori derivazioni di scarto edile e altro ancora. Qui mi soffermo un attimo, chiedendo ai più sagaci di osservare bene e riconoscere presenze di materiali frantumati oggi vietati dalla legge per via della dannosità ambientale che generano. Giacché non è tutto oro quel che luccica, né brillante, né smeraldo, vi chiedo: il mio Paese merita tanto?

Questo è l’interno della vasca più alta, dopo aver tolto l’acqua, laddove è incollato il basamento (che parola onorevole!) della statua. Depositi di detriti vari, incrostazioni, putrefazioni, solo in parte rimovibili. E che dire della magnifica tubazione desueta e corrosa a vista? Ovviamente non a riciclo, tanto da sprecare acqua pubblica (un bene oggi considerato “oro bianco”), giacché l’unica prerogativa di riciclo di questo oggetto è nell’uso di scadenti materiali di scarto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questa a sinistra è una coscia della statua (parola grossa). Composizione in cemento prevalentemente bianco, con qualche addizione di polveri derivate da segature di cave marmoree e ferrose, oltre che frantumazioni più sottili di materiali vari (al fine di consentire un calco meno impreciso), ovviamente di scarto edile. La corrosione da licheni ha fatto emergere fiero uno dei ferri della struttura che tiene insieme i pezzi della statua, ovviamente cava centralmente per inglobare il ferro tubolare di collegamento dei vari pezzi della fontana. Tal quale alle opere del Bernini.

A destra c’è un particolare del retro della statua . Si nota la linea di incollaggio a livello del busto e quella che percorre l’insieme in verticale, dividendo l’oggetto a metà (non esistono calchi che permettono una composizione complessiva di corpi siffatti e la suddivisione longitudinale è d’obbligo) . Corrosa, cosparsa di licheni crostosi scuri, i più aggressivi, veramente triste.

Ecco la testa, di fronte e dall’alto. Ovviamente corrosa. Ovviamente in impasto cementizio. Eccetera, eccetera.

Nella vista dall’alto, oltre quanto già detto, emerge una sorpresa quasi comica. Due bei chiodi ormai arrugginiti sono conficcati sul capo, evidentemente necessari a serrare il culmine con la struttura sottostante. Chi l’ha realizzata non si è preso neppure la briga di trovare il modo di nascondere una simile oscenità.

E ditemi: c’è perfino chi pensa di metterla in un museo? Ma si ha coscienza di cosa contengono i musei?

A questo punto, nostalgicamente, perdonatemi un inciso. Mi lascio trasportare dal ricordo e rivivo quel magico momento in cui vidi per la prima volta il bianco e marmoreo Davide michelangiolesco, nella Galleria dell’Accademia a Firenze. Giovane studentessa di architettura, avevo in mente di osservarlo da vicino e partii. Entrai e lo trovai lì, lucido, fiero, stupendo, imponente, perfetto, con quelle vene che gli attraversano il corpo come se pulsassero di vita vera: io piansi di commozione, a lungo. Ancora oggi ho i brividi.

L’opera d’arte si osserva da vicino.

Da parte mia e per il rispetto che devo alla mia professione e al mio Paese, sappiate che pur se la vecchia fontana fosse stata integra, l’avrei comunque rimossa. Un manufatto dozzinale, di serie, senza alcuna prerogativa, neppur vaga, di artisticità.

E non affronto il problema funzionale, di cui ho già detto precedentemente. Perdite di acqua non a riciclo, scorrimenti continui dalla base della fontana fino ai piedi del muro di sostegno, su via Cesari. Gravissime problematiche derivate di instabilità della piazza, svuotamenti e lesioni ampie.

Con i piedi per terra, tralasciando i pur rispettabili sentimentalismi di ognuno, vi esorto a capire di quale aberrazione si sta parlando.

A voi ogni valutazione.

Come avrete immaginato, non ho alcuna intenzione di presentarvi visivamente la mia di fontana,  la nuova, nonostante l’insulso modo con cui è stata illustrata in facebook. Potrà piacere ad alcuni, non piacere ad altri, non importa. Se tutti avessimo gli stessi gusti vestiremmo allo stesso modo o saremmo innamorati dello stesso uomo (o donna che sia). L’architettura non richiede consenso di massa, piuttosto conoscenza. L’unica cortesia che chiederei è quella di vederla da vicino una volta completata definitivamente, di esaminarla, di capire che è rivestita interamente in pietra a tre differenti lavorazioni, che contiene un impianto a riciclo in opera e nascosto, che contiene un impianto di illuminazione interno, che ha imposto la scelta attenta degli ugelli, che poggia su un selciato di pietra chiara naturale. Chiederei di interpretarne l’ispirazione – perché ogni architetto ha un’ispirazione se rispetta il suo ruolo – che in questo caso è quella del richiamo della quiete (in ricordo di tante poesie su San Cosma), tradotta nel debole suono che lo scorrere spumeggiante dell’acqua emette sul frastagliato cono interno. Chiederei dunque di ascoltarla. E chiederei di esaminarla con occhio più vigile verso il divenire, nella consapevolezza che il nostro Paese debba finalmente intraprendere un ruolo di rinnovamento anche formale.

Sono consapevole che il perenne dialogo sull’architettura insegna che questa arte (la regina delle arti), pur rimanendo bene collettivo, dunque di tutti, purtroppo non è per tutti. Perché bisogna avere una certa dose di conoscenza dei meccanismi che, avvicendandosi nei Secoli e fin dagli albori dell’umanità, ne hanno generato il cosciente bisogno di esplorazione continua, di ricerca, di innovazione. L’architettura è scienza. Dove non c’è innovazione non c’è architettura, ma ripetitività, banalizzazione, produzione seriale e assenza d’ogni tipo di artisticità.

E questo concetto, benché valga per tutte le arti (dalla pittura alla scultura, dalla letteratura alla poesia, e via dicendo) trova la sua vera essenza proprio nell’architettura: l’unica arte ad aver superato i limiti delle tre dimensioni spaziali. Ma è un discorso lungo e articolato. Pronta a parlarne con tutti, in altra sede.

Ogni contesto urbano che si rispetti ha fatto largo all’innovazione. La maestosa via della Conciliazione a Roma, quella che apre alla veduta di San Pietro, è opera postuma e di decisa rottura stilistica rispetto alle fattezze della Basilica. Eppure è bellissima. D’altronde la grande Città Eterna non è certo oggi quella dell’epoca paleocristiana, né romana, né bizantina, né medievale e neppure moderna.

E così, l’esplosiva The Shard – torre di cristallo che conta ben 306 metri, firma tutta italiana di Renzo Piano – s’erge fiera nel cuore storico dello Southwark londinese. È integrazione e non contraddizione. Come il museo ebraico ha dato nuovo impulso all’antica Berlino, grazie al maestro Libeskind (il mio architetto preferito). È il segno del passare del tempo, è l’affermazione dell’esserci in ogni epoca: in una sola parola è lo scorrere della vita.

D’altro canto il senso della conservazione non è quello del banale e deleterio mantenimento dello stato dei luoghi (cosa che varrebbe laddove vi fossero opere d’arte vere e solo per esse), piuttosto è quello della crescita riformatrice che permette a ciò che ha valore di essere preservato e integrato con percorsi d’innovazione. Solo così i luoghi possono vantare passato e presente, nell’ottica di un divenire certo. Diversamente, nell’errata visione di un mondo intoccabile, si consegnano ai luoghi dolorosa sofferenza e morte precoce.

Auguro a tutti – e non è retorica – una vita bellissima.

Elodia

N. 2 – Riqualificazione Centro Storico

Ago
10

Entro nel vivo delle scelte progettuali, formali e funzionali, elencandole.

Per Largo Savoia

Riorganizzazione dei livelli della pavimentazione, in particolare per consentire l’accesso carrabile (e per portatori di handicap) al retro del Palazzo Municipale. E’ prevista una rampa di dimensione uguale al varco d’accesso.

Esamina ed eventuale rettifica della linea di scolo delle acque con relativo pozzetto d’ispezione e griglia.

Rimozione della pavimentazione esistente e, previa sistemazione dei massetti di sottofondo, allettamento del nuovo manto pavimentato in blocchetti di selce.

Ricomposizione del marciapiede, con ampliamento della profondità verso la strada (si tratta di un limitato incremento di ampiezza. Dimensioni maggiori non sono possibili in ragione della limitata dimensione della via Garibaldi nel punto citato, così da consentire il transito dei mezzi pesanti e degli autobus di linea). L’incremento è necessario per permettere il passaggio pedonale per il transito verso Piazza Medaglia d’Argento.

Recupero del bordo dell’attuale marciapiede (linea terminale) in pietra locale a taglio grosso.

Realizzazione di un sistema d’illuminazione artistica con corpi illuminanti dal basso e dalle pareti.

Per Piazza Medaglia d’Argento

Esame ed eventualmente rettifica della linea di scolo delle acque.

Rimozione della pavimentazione esistente e, previa sistemazione dei massetti di sottofondo, allettamento del nuovo manto pavimentato in blocchetti di selce.

Realizzazione del marciapiede, con dimensione di 30 cm di profondità (dimensioni più ampie non sono possibili in ragione della limitata dimensione della via Garibaldi, così da consentire il transito dei mezzi pesanti e degli autobus di linea), per permettere il passaggio pedonale per il transito verso Largo Savoia e verso la Piazza Pensile;

Recupero del bordo dell’attuale linea terminale sulla via Garibaldi in pietra locale a taglio grosso e rimessa in opera quale bordo del marciapiede, in continuità con quanto previsto per Largo Savoia.

Verifica della stabilità del muro di sostegno sovrastante la scalinata di collegamento tra via Garibaldi e via Cesari, nonché nel tratto più alto ai limiti di via Garibaldi, attraverso prove di carico con mezzi specifici.

Rinforzo del muro di sostegno citato al punto precedente, attraverso apposizione di intonaco armato e in dipendenza delle risultanze delle prove di stabilità.

Creazione di una rampa di collegamento con la Piazza Pensile, ai limiti del muro di sostegno, che transiti attraverso la scalinata interposta.

Realizzazione di un muretto di recinzione nella parte terminale del Largo Savoia.

Realizzazione di un muro di recinzione sovrastante il muro di sostegno e in continuità formale con esso. Tale muro avrà un andamento irregolare morbido (articolato a differenti altezze), per fornire all’intervento segni di particolarità architettonica.

Sostituzione dell’attuale fontana decorativa, con nuovo e più moderno (anche più consono) artefatto in opera.

Realizzazione di un sistema d’illuminazione artistica con corpi illuminanti dal basso e dalle pareti.

Per Piazza Pensile

Rimozione della pavimentazione esistente, delle attuali fioriere, dei muretti separatori, del manto d’asfalto dell’area parcheggio e qualsiasi altro elemento presente nell’area.

Complessiva riorganizzazione della struttura formale della Piazza, con attenzione al mantenimento dei livelli obbligati dalla struttura in calcestruzzo armato: riposizionamento degli elementi funzionali, rifacimento e riallocazione fioriere ed elementi di arredo, ricomposizione degli spazi ai differenti livelli, con specifiche destinazioni d’uso.

Sistemazione dei massetti di sottofondo, allettamento del nuovo manto pavimentato in blocchetti di selce.

Riorganizzazione del sistema delle scalinate e delle rampe per portatori di handicap, razionalizzando l’insieme ad esigenze di estetica e funzionalità.

Realizzazione del marciapiede, con dimensione di 30 cm di profondità, esteso fino all’ingresso superiore, quale elemento di continuità e per permettere il passaggio pedonale per il transito verso Piazza Medaglia d’Argento e, a seguire, verso Largo Savoia.

Completa riedificazione dei muri di recinzione e di separazione, con nuove forme (a differenti altezze e dimensioni). Sulla parete fronteggiante l’ingresso alla Piazza, sarà posto un muro d’acqua a cascata continua.

Messa in opera dei canali di gronda (ad oggi inesistenti) per gli scoli delle acque verso il livello sottostante.

Ricomposizione dell’area parcheggio, tra l’altro con la determinazione di un senso di continuità strutturale ed estetico con il resto della piazza.

Ricomposizione e integrazione delle essenze di abbellimento. Le nuove essenze privilegeranno gli ulivi locali, simbolo della privilegiata produzione agricola del luogo.

Realizzazione di un sistema d’illuminazione artistica con corpi illuminanti dal basso e dalle pareti.

Realizzazione di zone d’ombra, tramite la creazione di pensiline artistiche, poste sopra le aree a gradonate di collegamento tra i differenti livelli.

Per la scalinata di collegamento tra via Garibaldi e via Cesari (interposta tra la Piazza Pensile e Piazza Medaglia d’Argento)

Rimozione parziale della pavimentazione esistente (nelle aree deteriorate e necessitanti di diversa composizione dei gradini), il manto di sottofondo e ogni altro elemento necessario a predisporre il piano per i nuovi livelli.

Riorganizzazione parziale della struttura formale della scalinata, limitatamente all’andamento di alcuni gradini, cercando comunque di conservarne le logiche (quale memoria storica del luogo) organizzative attuali.

Sistemazione dei massetti di sottofondo, allettamento del nuovo manto pavimentato nelle aree mancanti.

Creazione di un ingresso con la limitrofa Piazza Pensile e un ingresso con la limitrofa area sottostante la Piazza Pensile.

Sistemazione del muretto di delimitazione a monte, opposto al muro di contenimento già descritto per Largo Savoia.

Realizzazione di un sistema d’illuminazione artistica con corpi illuminanti dal basso e dalle pareti.

Per il piano inferiore (seminterrato) alla Piazza Pensile

Risanamento complessivo del sito, attraverso interventi di manutenzione straordinaria per la rimozione delle superfetazioni a tutti i livelli.

Ripulitura della struttura in c.a, anche con le necessarie opere di manutenzione.

Realizzazione del solaio di calpestio in calcestruzzo armato.

Creazione della suddivisione tra gli ambienti con tramezzature.

Realizzazione degli impianti di luce, acqua, condizionamento, smaltimento liquami e rifiuti.

Realizzazione della tamponatura degli esterni.

Intonacatura e rifinitura di tutte le opere murarie.

Realizzazione degli infissi in ferro battuto e vetro, sia per le porte che per le finestre.

Apposizione di elementi di arredo interno (mobilio, apparecchi sanitari e corpi illuminanti).

Per Piano inferiore (area verde)

Esecuzione degli espropri (secondo le direttive del Piano Particellare).

Ripulitura dell’area e rimozione delle attuali strutture di sostegno.

Realizzazione delle nuove strutture di sostegno per la riorganizzazione dell’insieme.

Verifica ed eventualmente consolidamento dei muri di sostegno lungo via Cesari e lungo la scalinata di collegamento tra via Cesari e via Garibaldi.

Coltivazione a prato dell’area, con mantenimento di alcune delle essenze presenti e apposizione di nuove.

Organizzazione del sistema degli accessi e dei vialetti.

Realizzazione dei muretti parapetto.

Intonacatura e rifinitura di tutte le opere murarie a vista.

Realizzazione di un sistema d’illuminazione artistica con corpi illuminanti dal basso e dalle pareti.

Per Piano inferiore, via Cesari

Intonacatura e rifinitura dell’attuale muro di sostegno, dopo la verifica statica.

Verifica statica ed eventualmente consolidamento del piccolo immobile posto ai limiti con la scalinata di collegamento tra via Cesari e via Garibaldi.

Riorganizzazione, ripulitura e intonacatura del medesimo immobile, sia all’interno che all’esterno.

Realizzazione dell’infisso d’ingresso in ferro e vetro (come per i locali superiori).

Il prossimo articolo sarà dedicato alla visualizzazione di stralci del progetto definitivo e di quello esecutivo.

N. 1 – Riqualificazione Centro Storico

Ago
02

Anno 2008.

Il Comune di Santi Cosma e Damiano indice una gara a procedura ristretta per l’affidamento di servizi di progettazione e pianificazione mirati al recupero e alla valorizzazione del Centro Storico.

In sostanza si tratta di riqualificare l’area prossima alla sede comunale, tramite il recupero/rifacimento di un sistema di tre piazze pressoché contigue.

Partecipo e mi aggiudico l’appalto. Motivata dall’appartenenza al luogo, muovo verso il progetto che più avanti illustrerò con alcuni articoli numerati, a partire da questo.

Sono passati alcuni anni, tra lentezze burocratiche ormai superate, e finalmente si sta procedendo verso la realizzazione dell’opera. Sarò io, avendo già redatto il progetto da tempo approvato, a dirigere i lavori.

Lo scenario

Posto a 181 ml s.l.m., Santi Cosma e Damiano possiede un territorio esteso circa ha 3020, con densità di popolazione per kmq è pari a 220,02 unità (in crescita rispetto al dato censuario del 2001, che ne contava 207,0).

La popolazione in valore assoluto è pari a 6.995 unità (ultimi dati censuari ISTAT, con lieve incremento rispetto ai dati del 2001, quando la popolazione contava 6.532 unità, di cui 3.165 maschi e 3.367 femmine). Il numero complessivo delle famiglie residenti è pari a 2.478 circa e il numero delle abitazioni è di 3.200. Dato, quest’ultimo, che supera il numero delle famiglie, attestando il fenomeno di spopolamento che si è intensificato soprattutto negli anni precedenti la rilevazione censuaria del 2001 e che, tra i due censimenti, sembrava aver lievemente invertito rotta.

Tra gli anni 2001 e 2011, intervallo tra i due censimenti ISTAT, si è dunque assistito a un incoraggiante fenomeno: il mercato degli acquisti di abitazioni nell’area comunale era in aumento, in particolare per via di acquirenti provenienti dal napoletano e dalla Capitale (e/o aree limitrofe), investendo così il territorio di un ruolo rinnovato nell’accoglimento, con prospettive positive per la complessiva qualità della vita. Ne avrebbe potuto derivare una crescita economica, anche se con valori moderati, nonché un indiscutibile beneficio per la popolazione residente in termini complessivi di organizzazione sociale.

In questo contesto, corrispondente agli anni di redazione del progetto, il ruolo del Centro Storico assumeva di certo un’importanza non trascurabile e il programma di recupero rappresentava un elemento di grande sfida per il miglioramento dell’immagine del territorio in questione. La posizione dell’intervento, nel contesto del Centro Storico e sulla direttrice d’ingresso (via Garibaldi) che conduce ai principali attrattori (Chiesa patronale, Piazza Tommaso Rossi, Auditorium, Municipio), ne determinava il duplice ruolo di attrattore e di elemento strutturale a servizio della popolazione (e del visitatore).

Purtroppo le ricadute della recente e nota crisi economica mondiale – che in luoghi di minore dimensione si avvertono con un certo ritardo – hanno arrestato il processo di crescita e rinnovato lo spopolamento (dopo il 2011). L’inversione di rotta sembra aver ripreso i ritmi tipici subordinati allo sviluppo delle grandi urbanizzazioni, ormai indiscussi attrattori. E il territorio di Santi Cosma e Damiano è pressoché intermedio tra Napoli e Roma, due tra le maggiori urbanizzazioni italiane (le maggiori, lo ricordo, sono tre. Nell’ordine: Roma, Milano e Napoli).

Tuttavia e proprio per questi recenti gravi problemi, l’importanza di dare impulso alla visibilità del territorio assume oggi una maggiore forza: fattore di contrasto al processo di degrado fisico e di mortificazione economico/turistica.

Le basi programmatico/progettuali

Si tratta di un percorso di pianificazione alla micro scala, con l’inclusione di componenti di progettazione architettonica.

Oggi: Piazza Pensile dall’alto

Il territorio circostante l’area d’intervento, pur essendo in posizione centrale, soffre di un certo livello di degrado anche per la presenza di circoscritti nuclei con grave incidenza di strutture fatiscenti. Il sistema del decoro complessivo appare scoordinato (ad esempio, nelle colorazioni/decorazioni delle quinte stradali prossime all’area d’intervento) e vetusto nella concezione architettonica di molti dei fabbricati recentemente ristrutturati.

Riguardo l’area specifica d’intervento, risulta particolarmente degradata e decisamente non funzionale la Piazza Pensile.

Nata alcuni anni fa, la sua disarticolata conformazione non ha mai concesso alcuno stimolo alla fruizione.

Oggi: degrado Piazza Pensile

Problemi aggiuntivi, sorti poco dopo, di carattere strutturale (come le diffuse infiltrazioni, gli accumuli acquiferi, gli scollamenti delle pavimentazioni e dei rivestimenti), hanno aggravato la già sgradevole situazione.

Le altre due Piazze, Medaglia d’Argento e Largo Savoia, benché in condizioni decisamente migliori (difatti sono abitualmente frequentate), necessitano comunque di recuperi importanti – sia funzionali che strutturali – e di coordinamento funzionale/estetico per la messa a sistema.

Le tre piazze (Piazza Medaglia d’Argento, Largo Savoia e Piazza Pensile), oggi dunque fruite solo in parte e funzionalmente/esteticamente disconnesse, benché limitrofe, offrono interessanti spunti per il recupero e per l’acquisizione dell’atteso ruolo di attrazione turistica, oltre che di stimolo all’uniformità futura dello spazio urbano centrale.

Il progetto prevede che gli spazi siano organizzati con logiche di separazione delle funzioni principali, in modo tale da non sovrapporre disordinatamente le destinazioni d’utilizzo specifiche, pur nella concezione dell’uniformità estetica e della continuità urbanistica. Gli accessi alle aree interne sono pensati quasi unicamente pedonali. Il sistema degli accessi/collegamenti mira a soddisfare sia esigenze di fruibilità, sia esigenze di integrazione complessiva.

Le scelte progettuali hanno seguito un sostanziale principio di metodo: consegnare al territorio un intervento esteticamente e funzionalmente valido, in modo da rendere maggiormente fruibile l’area e – come detto – trasferire l’immagine di un nuovo elemento attrattore che non entri in contrasto con la vocazione storico/territoriale, ma che abbia comunque un valore di certa innovazione e di “illustrazione” dell’insieme territorio.

Ne parlerò nei prossimi articoli della serie.

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