Elodia Rossi

Arredamento d’arte e travi spaziali

Giu
16

Sono sempre stata convinta che i rapporti intensi generano similitudini di passioni. Tanto più quando questi rapporti si sviluppano in famiglia. È il brillante caso di Roberta Ventrella e di suo padre Ettore.

Difficilmente un figlio riesce a eguagliare un padre, soprattutto nei campi dell’arte. Basti osservare la schiera di attori figli di grandi attori, per rendersene conto. Ma esistono le pochissime, dovute eccezioni.

Ettore Ventrella è un collega, un architetto, con la passione per le travature reticolari spaziali. È un vero esperto, l’inventore di un sistema denominato Vestrut che ha dato vita a molte importanti applicazioni. È autore di una bellissima e colta pubblicazione Strutture Reticolari Spaziali tra Architettura e Tecnologia (Clean Edizioni, 2006) che consiglio a chiunque abbia interesse – come me – per questi meravigliosi, utilissimi e versatili impianti.

Roberta ha dunque respirato quest’aria di passione e l’ha evidentemente condivisa. E, intelligente e motivata qual è, ha applicato le sue conoscenze in un differente campo: l’arredamento.

Lo scorso 11 maggio c’è stato un incontro a Roma, in via Margutta, per l’inaugurazione di uno show room (il Margutta Home), un gradevole spazio espositivo per oggetti d’arte. In questa occasione, Roberta ha presentato una sua opera: l’Onda Selframes. Non ho potuto essere presente, così ieri l’altro sono andata a vederla. Era lì, sospesa al soffitto, energica e attraente.

Eccola: benché la mia foto non renda ad essa il giusto merito, posso garantire che si tratta di una bellissima struttura reticolare spaziale d’arredo, la cui sinuosità certamente fa riflettere a lungo. Perché non è facile articolare a forma di onda questo genere di impianto. Quindi, è senza dubbio derivata da uno studio attento di rapporti tra aste e nodi, di relazioni tra forma e materiale (acciaio, naturalmente): brillante e sapiente traduzione di compositi funzionali in espressione artistica.

L’arte contemporanea ha spesso mortificato la tecnica. Anche qui – come in architettura – andrebbe fatta una distinzione tra arte vera ed espressioni, talvolta arroganti, che ne avviliscono i capisaldi. L’opera di Roberta è fatta di idea (fondamentale avvio alla creazione) e tecnica, ossia studio, ricerca, elaborazione.

Io credo che l’arte debba avere la capacità di esercitare la mente, inducendo alla riflessione. Come nel caso di questa giovane e promettente artista.

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