Elodia Rossi

N. 2 – Il Progetto di una Chiesa

Gen
29

Sono dunque alla seconda riflessione della mia illustrazione riguardante la “Costruzione di un Progetto”. Ho già detto che si tratta del progetto di una Chiesa, ideato ed elaborato da me e dal collega Franco Lombardi.

E ho già detto che il significato della vera creazione progettuale è affidato all’idea. Qui mi concedo una brevissima parentesi relativa alla relazione, spesso trascurata, tra architettura e filosofia: una relazione che si concreta appunto nel momento, direi sacro, della ricerca dell’IDEA.

Dal punto di vista concettuale, per noi progettisti era dunque importante individuare un’ispirazione di partenza. Un riferimento che potesse essere tradotto in forma. E dove cercare l’ispirazione per una Chiesa se non nelle Sacre Scritture?

Leggendo e rileggendo passi dell’antico e del nuovo Testamento, siamo arrivati a individuare un concetto che ci era apparso particolarmente interessante e moderno, contenuto nel Capitolo 18 del Libro della Genesi: la funzione della “tenda di accoglienza”, poi rielaborata attraverso l’introduzione delle forme della Sukkà, ossia della capanna che accoglie la mensa ebraica, nell’intento di rappresentare il contemporaneo dialogo tra differenti religioni.

Contestualmente abbiamo studiato il luogo che avrebbe dovuto ospitare l’opera. Si tratta di un ampio slargo, delimitato su tre lati da edifici di livello qualitativo estremamente penalizzante. La sfida che si si poneva era quella di giungere a una definizione formale di forte d’impatto e, ovviamente, contrastante l’edilizia circostante. Un’opera, in altri termini, in grado di abbattere l’attrazione visiva verso il pregresso. Il fatto stesso che si trattasse di un immobile destinato ad accogliere una funzione collettiva, aiutava in questo genere di sfida. Il rischio che la Chiesa potesse essere “ingabbiata” nel contesto delle preesistenze a tre piani, doveva essere superato anche tramite la maggiore altezza.

Nessun’alternativa, invece, per il posizionamento. Dati i vincoli urbanistici e archeologici, la Chiesa doveva essere collocata in una precisa posizione, peraltro in aderenza alla struttura posteriore, già esistente, dei locali pastorali.

Avendo, dunque, come riferimenti la tenda per la Mensa Eucaristica e la Sukkà ebraica, nonché avendo ben chiaro ogni possibile vincolo, abbiamo prodotto moltissimi schizzi a matita, li abbiamo confrontati, ne abbiamo discusso, fino a individuare quello che più ci pareva convincente e vicino alle nostre ispirazioni. Schizzi buttati su fogli d’ogni tipo, in ogni momento della giornata, come questi:

Dall’idea, dunque, alla prima scelta formale, solo abbozzata.

Un percorso qui narrato sinteticamente, che invece ha richiesto mesi di studio e di approfondimento, grande passione e concentrazione. Fino al convincimento.

Un percorso affascinante che sarà descritto e illustrato dettagliatamente nell’e-book.

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