Elodia Rossi

Un progetto per la vita

Feb
23

La nostra vita, la vita di ogni essere, dipende dal sistema ambientale complessivo e dagli ecosistemi locali. Dunque la nostra vita, la vita di ogni essere è legata anche a quella di ogni altro individuo e di ogni specie, animale e vegetale. Questa consapevolezza generalmente sfugge a chi, per diverse ragioni e senza colpa, non si è mai trovato ad approfondire il grande tema delle relazioni che governano la vita sul pianeta terra.

Siamo acqua ed energia, prima di essere materia (basti considerare la composizione degli atomi). E questa energia, governata dalle leggi dell’attrazione polare e molecolare, ci rende una sola cosa, un insieme la cui alterazione del singolo causa danni a ognuno.

Per noi uomini, generatori di un sistema complessivo ormai profondamente alterato, fare pace con la terra diventa oggi fondamentale per la sopravvivenza del pianeta. Fare pace con la terra significa molte cose. Significa evitare gli sprechi, significa guardare il mondo con occhio diverso e più consapevole, significa mirare al giusto e non all’effimero, significa abbattere quel muro di diffidenza col la Natura, significa rispettare ogni specie e ogni individuo all’interno dell’affascinante diversità dell’Universo.

Da molti anni studio e analizzo queste relazioni, da molti anni cerco di circostanziare le cause di maggiore devastazione.

Parallelamente e umilmente, cerco di essere attiva su diversi fronti. Tra questi, inserito a pieno titolo nell’ambito della tutela ambientale, vi è il rispetto degli animali. E così – ecco il punto – mi sono trovata, tra l’altro, ad approfondire la situazione di vita di animali rinchiusi, innocenti prigionieri: nei circhi, nei canili, nei gattili, nelle voliere, e via dicendo fino al dramma planetario degli allevamenti intensivi.

Sono luoghi di sofferenza, di tormento, di alterazione delle relazioni naturali, di profonda violazione delle leggi che governano gli ecosistemi. Sono luoghi di trasformazione irrazionale degli equilibri energetici globali e il danno si ripercuote sull’intero sistema naturale, del quale noi uomini siamo parte attiva.

Da molti anni desidero fare qualcosa in più, oltre scrivere, cercare di informare (mi farebbe piacere se leggeste alcuni miei altri articoli sui temi ambientali, alla pagina Urbanistica), muovermi sui diversi fronti con la consapevolezza, purtroppo, di rappresentare niente di più che una delle – seppur tante, ma microscopiche – gocce ribelli all’interno di un oceano ormai in delirio.

Un vecchio contadino, col volto segnato dal tempo e dal sole, indicandomi una distesa di terra, amareggiato mi ha detto: vedi questo terreno? Vedi com’è ridotto? Quando io ero giovane, era pieno di conigli selvatici ed era bellissimo, pulito. Era un prato meraviglioso. Oggi i conigli liberi non si trovano più.

Una dolorosa realtà che mi ha portata a lunghe riflessioni.

E così, vorrei creare un microcosmo di felicità: un luogo dove raccogliere animali in difficoltà estrema e donarli a una vita migliore. Un microcosmo che rifletta il più possibile un’atmosfera di vita naturale, di pace con la terra, dove le energie complessive siano armoniche. Vorrei c he qui, la natura verde e quella animale trovassero quel punto d’incontro ormai smarrito a causa dell’incosciente azione umana. Vorrei che fosse un luogo di formazione alla vita, dove bambini, adolescenti, persone di varia natura (in particolare le disagiate), potessero trovare quegli stimoli utili a guardare il mondo con maggiore coscienza e consapevolezza.

Lo so. È un progetto non facile. E so anche che la sua realizzazione salverebbe un numero limitato di vite. Ma aspiro che diventi un prototipo, un piccolo esempio per tendere verso un mondo migliore. Un esempio a disposizione di tutti, da replicare, da copiare, da migliorare nel tempo.

Vorrei creare un’associazione indipendente di volontariato per la gestione del micro sistema ambientale. Ho già individuato le persone giuste. Gente consapevole, convinta. Avremo bisogno anche di gente necessaria e attiva nel volontariato: un veterinario, un agronomo, un esperto di comportamento animale, volontari che si applichino anche in eventuali pratiche di adozione. Desidererei che questo sistema potesse perfino, nel tempo, garantire lavoro a persone indigenti.

Il microcosmo a cui penso è un ambiente vario, dove la natura verde costituisca il luogo dell’ospitalità per esseri viventi sfortunati, selezionandoli tra i più bisognosi e recuperandoli da strutture dell’orrore (gli allevamenti intensivi, i canili, la strada). Un ambiente autonomo, anche dal punto di vista dell’approvvigionamento idrico (attraverso la creazione di un capiente pozzo). Non credo nelle modalità di captazione delle energie cosiddette alternative (Rif. Articolo: http://www.elodiarossi.it/architettura-e-ambiente-energie-rinnovabili/), quindi desidero ridurre al minimo il consumo energetico (per emergenze e limitate operazioni): il giorno sarà giorno, la notte sarà notte, come la natura insegna.

Gli spazi dovranno essere organizzati in modo da garantire una felice convivenza, senza prevaricazioni.

Sto elaborando gli aspetti architettonici, ormai a buon punto. Il sito c’è, è mio. Sto esaminando gli aspetti burocratici e quelli finanziari, per non trovarmi impreparata.

Insomma, ci sto provando.

E se mai ci riuscirò, attiverò una campagna pubblicitaria mirata soprattutto alle scuole, affinché bambini e adolescenti possano avere contatti con quella Natura e quell’armonia che il mondo contemporaneo ha sottratto alla loro conoscenza.

Perché la pace con la terra disegni la strada del futuro.

Mitigazione dissesto idrogeologico

Ago
28

Dal 2012 al 2014 ho lavorato per la Presidenza del Consiglio dei Ministri, con la responsabilità del coordinamento dell’Ufficio Tecnico di un Commissario delegato di Governo. L’ambito operativo è stato quello della Mitigazione del Dissesto Idrogeologico nella Regione Abruzzo. Nonostante fossi già da molto tempo impegnata nella tutela del territorio, ho avuto modo di acquisire maggiore esperienza nei campi delle bonifiche ambientali, della difesa del suolo, della difesa dal rischio idraulico, della difesa della costa e della gestione delle acque reflue, avendo tra l’altro supervisionato procedure e cantieri ascritti all’attività commissariale.

Inoltre, sono stata destinataria dell’affidamento di due attività progettuali specifiche.

L’una ha riguardato servizi di progettazione preliminare e definitiva, ai sensi dell’art. 125 del D.leg. n. 163 del 2006 e s.m.i., per gli interventi di Messa in sicurezza e consolidamento abitato Via per Vittorito, nel Comune di Raiano (AQ).

A seguito di alcuni sopralluoghi, ho avuto modo di verificare che il tratto stradale e l’abitato sovrastante soffrivano di un pericolo dovuto più a un’inadeguata regimentazione delle acque (soprattutto meteoriche) che non a questioni proprie di fragilità geologica. Quest’ultima infatti, anche dall’esame del Piano di Assetto dell’Autorità di Bacino e dai rilievi regionali, riguardava maggiormente un ambito più a valle dell’area d’intervento.

Valga un esempio: il grosso muro in c.a. di sostegno all’abitato in questione – strutturato per la gestione delle differenti quote – non presentava alcun elemento per la fuoruscita delle acque di deposito provenienti dal sovrastante terrapieno. E ancora: l’intero percorso stradale a valle del terrapieno (e del muro) non risultava dotato di alcun impianto per lo smaltimento delle acque, le quali si riversavano abbondantemente all’interno del pendio sottostante l’asse viario (area prossima all’ambito territoriale di maggiore fragilità), acuendo i problemi dell’impianto geologico relativo. Pertanto ho scelto di concentrare l’intervento di mitigazione del dissesto principalmente sui temi della regimentazione acquifera, tramite la progettazione di un sistema di impianti di raccolta, nel rispetto della disponibilità economica prefissata (€ 1.000.000,00).

Ho elaborato, ai fini di una sintetica illustrazione del progetto (la cui dimensione è ampia e dettagliata), una tavola riassuntiva delle azioni di mitigazione previste. Per visionarla, basta cliccarvi sopra.

Scelte per Raiano

 

L’altra ha riguardato servizi di progettazione preliminare e definitiva, ai sensi dell’art. 125 del D.leg. n. 163 del 2006 e  s.m.i., per gli interventi di Sistemazione dei versanti del Centro Storico di Roccacasale, nel Comune di Roccacasale (AQ).

Roccacasale è un Comune che gode di una straordinaria posizione: arroccato su un pendio scosceso, con la caratteristica di avere una straordinaria e duratura illuminazione solare. Questa stessa qualità avrebbe però richiesto particolare cura nella gestione dei deflussi acquiferi. Invece, all’atto dei sopralluoghi e della redazione del progetto di mitigazione del dissesto, il centro abitato ancora era servito da un unico e molto antico canale di scolo, nato per lo smaltimento delle acque meteoriche e dotato di ramificazioni per il convogliamento. Posto pressoché centralmente all’insediamento, questo canale risultava altamente deteriorato in ampie sezioni e non regimentato a valle. Sorprendentemente, raccoglieva perfino acque dagli scarichi domestici di alcune delle abitazioni più prossime.

Il progetto ha riguardato, dunque, la rettifica del canale tramite azioni puntuali, anche se numerose, di ripristino del letto, oltre che di rinforzo delle pareti con opere di ingegneria naturalistica e gabbionature. A valle, al fine di evitare l’accumulo dei fluidi in un’unica sezione del terreno (peraltro vicina a strade), ho progettato una vasca di espansione (sempre attraverso opere di ingegneria naturalistica) di adeguata dimensione, atta ad accogliere il deflusso anche in periodi di grande piovosità. La vasca, interamente composta da gabbionature, mirava a consentire uno smaltimento in tempi ragionevoli e su una porzione di territorio più ampia, così da non alimentare possibili dissesti geologici. Completano la progettazione alcune opere di regimentazione fognaria disseminate all’interno dell’abitato e una bonifica ambientale a valle. Tutto ciò in relazione alla disponibilità economica prefissata (€ 1.000.000,00).

Anche qui, per offrire una sintetica illustrazione delle scelte progettuali, ho elaborato la tavola che segue.

Scelte per Roccacasale

N. 2 – Riqualificazione Centro Storico

Ago
10

Entro nel vivo delle scelte progettuali, formali e funzionali, elencandole.

Per Largo Savoia

Riorganizzazione dei livelli della pavimentazione, in particolare per consentire l’accesso carrabile (e per portatori di handicap) al retro del Palazzo Municipale. E’ prevista una rampa di dimensione uguale al varco d’accesso.

Esamina ed eventuale rettifica della linea di scolo delle acque con relativo pozzetto d’ispezione e griglia.

Rimozione della pavimentazione esistente e, previa sistemazione dei massetti di sottofondo, allettamento del nuovo manto pavimentato in blocchetti di selce.

Ricomposizione del marciapiede, con ampliamento della profondità verso la strada (si tratta di un limitato incremento di ampiezza. Dimensioni maggiori non sono possibili in ragione della limitata dimensione della via Garibaldi nel punto citato, così da consentire il transito dei mezzi pesanti e degli autobus di linea). L’incremento è necessario per permettere il passaggio pedonale per il transito verso Piazza Medaglia d’Argento.

Recupero del bordo dell’attuale marciapiede (linea terminale) in pietra locale a taglio grosso.

Realizzazione di un sistema d’illuminazione artistica con corpi illuminanti dal basso e dalle pareti.

Per Piazza Medaglia d’Argento

Esame ed eventualmente rettifica della linea di scolo delle acque.

Rimozione della pavimentazione esistente e, previa sistemazione dei massetti di sottofondo, allettamento del nuovo manto pavimentato in blocchetti di selce.

Realizzazione del marciapiede, con dimensione di 30 cm di profondità (dimensioni più ampie non sono possibili in ragione della limitata dimensione della via Garibaldi, così da consentire il transito dei mezzi pesanti e degli autobus di linea), per permettere il passaggio pedonale per il transito verso Largo Savoia e verso la Piazza Pensile;

Recupero del bordo dell’attuale linea terminale sulla via Garibaldi in pietra locale a taglio grosso e rimessa in opera quale bordo del marciapiede, in continuità con quanto previsto per Largo Savoia.

Verifica della stabilità del muro di sostegno sovrastante la scalinata di collegamento tra via Garibaldi e via Cesari, nonché nel tratto più alto ai limiti di via Garibaldi, attraverso prove di carico con mezzi specifici.

Rinforzo del muro di sostegno citato al punto precedente, attraverso apposizione di intonaco armato e in dipendenza delle risultanze delle prove di stabilità.

Creazione di una rampa di collegamento con la Piazza Pensile, ai limiti del muro di sostegno, che transiti attraverso la scalinata interposta.

Realizzazione di un muretto di recinzione nella parte terminale del Largo Savoia.

Realizzazione di un muro di recinzione sovrastante il muro di sostegno e in continuità formale con esso. Tale muro avrà un andamento irregolare morbido (articolato a differenti altezze), per fornire all’intervento segni di particolarità architettonica.

Sostituzione dell’attuale fontana decorativa, con nuovo e più moderno (anche più consono) artefatto in opera.

Realizzazione di un sistema d’illuminazione artistica con corpi illuminanti dal basso e dalle pareti.

Per Piazza Pensile

Rimozione della pavimentazione esistente, delle attuali fioriere, dei muretti separatori, del manto d’asfalto dell’area parcheggio e qualsiasi altro elemento presente nell’area.

Complessiva riorganizzazione della struttura formale della Piazza, con attenzione al mantenimento dei livelli obbligati dalla struttura in calcestruzzo armato: riposizionamento degli elementi funzionali, rifacimento e riallocazione fioriere ed elementi di arredo, ricomposizione degli spazi ai differenti livelli, con specifiche destinazioni d’uso.

Sistemazione dei massetti di sottofondo, allettamento del nuovo manto pavimentato in blocchetti di selce.

Riorganizzazione del sistema delle scalinate e delle rampe per portatori di handicap, razionalizzando l’insieme ad esigenze di estetica e funzionalità.

Realizzazione del marciapiede, con dimensione di 30 cm di profondità, esteso fino all’ingresso superiore, quale elemento di continuità e per permettere il passaggio pedonale per il transito verso Piazza Medaglia d’Argento e, a seguire, verso Largo Savoia.

Completa riedificazione dei muri di recinzione e di separazione, con nuove forme (a differenti altezze e dimensioni). Sulla parete fronteggiante l’ingresso alla Piazza, sarà posto un muro d’acqua a cascata continua.

Messa in opera dei canali di gronda (ad oggi inesistenti) per gli scoli delle acque verso il livello sottostante.

Ricomposizione dell’area parcheggio, tra l’altro con la determinazione di un senso di continuità strutturale ed estetico con il resto della piazza.

Ricomposizione e integrazione delle essenze di abbellimento. Le nuove essenze privilegeranno gli ulivi locali, simbolo della privilegiata produzione agricola del luogo.

Realizzazione di un sistema d’illuminazione artistica con corpi illuminanti dal basso e dalle pareti.

Realizzazione di zone d’ombra, tramite la creazione di pensiline artistiche, poste sopra le aree a gradonate di collegamento tra i differenti livelli.

Per la scalinata di collegamento tra via Garibaldi e via Cesari (interposta tra la Piazza Pensile e Piazza Medaglia d’Argento)

Rimozione parziale della pavimentazione esistente (nelle aree deteriorate e necessitanti di diversa composizione dei gradini), il manto di sottofondo e ogni altro elemento necessario a predisporre il piano per i nuovi livelli.

Riorganizzazione parziale della struttura formale della scalinata, limitatamente all’andamento di alcuni gradini, cercando comunque di conservarne le logiche (quale memoria storica del luogo) organizzative attuali.

Sistemazione dei massetti di sottofondo, allettamento del nuovo manto pavimentato nelle aree mancanti.

Creazione di un ingresso con la limitrofa Piazza Pensile e un ingresso con la limitrofa area sottostante la Piazza Pensile.

Sistemazione del muretto di delimitazione a monte, opposto al muro di contenimento già descritto per Largo Savoia.

Realizzazione di un sistema d’illuminazione artistica con corpi illuminanti dal basso e dalle pareti.

Per il piano inferiore (seminterrato) alla Piazza Pensile

Risanamento complessivo del sito, attraverso interventi di manutenzione straordinaria per la rimozione delle superfetazioni a tutti i livelli.

Ripulitura della struttura in c.a, anche con le necessarie opere di manutenzione.

Realizzazione del solaio di calpestio in calcestruzzo armato.

Creazione della suddivisione tra gli ambienti con tramezzature.

Realizzazione degli impianti di luce, acqua, condizionamento, smaltimento liquami e rifiuti.

Realizzazione della tamponatura degli esterni.

Intonacatura e rifinitura di tutte le opere murarie.

Realizzazione degli infissi in ferro battuto e vetro, sia per le porte che per le finestre.

Apposizione di elementi di arredo interno (mobilio, apparecchi sanitari e corpi illuminanti).

Per Piano inferiore (area verde)

Esecuzione degli espropri (secondo le direttive del Piano Particellare).

Ripulitura dell’area e rimozione delle attuali strutture di sostegno.

Realizzazione delle nuove strutture di sostegno per la riorganizzazione dell’insieme.

Verifica ed eventualmente consolidamento dei muri di sostegno lungo via Cesari e lungo la scalinata di collegamento tra via Cesari e via Garibaldi.

Coltivazione a prato dell’area, con mantenimento di alcune delle essenze presenti e apposizione di nuove.

Organizzazione del sistema degli accessi e dei vialetti.

Realizzazione dei muretti parapetto.

Intonacatura e rifinitura di tutte le opere murarie a vista.

Realizzazione di un sistema d’illuminazione artistica con corpi illuminanti dal basso e dalle pareti.

Per Piano inferiore, via Cesari

Intonacatura e rifinitura dell’attuale muro di sostegno, dopo la verifica statica.

Verifica statica ed eventualmente consolidamento del piccolo immobile posto ai limiti con la scalinata di collegamento tra via Cesari e via Garibaldi.

Riorganizzazione, ripulitura e intonacatura del medesimo immobile, sia all’interno che all’esterno.

Realizzazione dell’infisso d’ingresso in ferro e vetro (come per i locali superiori).

Il prossimo articolo sarà dedicato alla visualizzazione di stralci del progetto definitivo e di quello esecutivo.

N. 1 – Riqualificazione Centro Storico

Ago
02

Anno 2008.

Il Comune di Santi Cosma e Damiano indice una gara a procedura ristretta per l’affidamento di servizi di progettazione e pianificazione mirati al recupero e alla valorizzazione del Centro Storico.

In sostanza si tratta di riqualificare l’area prossima alla sede comunale, tramite il recupero/rifacimento di un sistema di tre piazze pressoché contigue.

Partecipo e mi aggiudico l’appalto. Motivata dall’appartenenza al luogo, muovo verso il progetto che più avanti illustrerò con alcuni articoli numerati, a partire da questo.

Sono passati alcuni anni, tra lentezze burocratiche ormai superate, e finalmente si sta procedendo verso la realizzazione dell’opera. Sarò io, avendo già redatto il progetto da tempo approvato, a dirigere i lavori.

Lo scenario

Posto a 181 ml s.l.m., Santi Cosma e Damiano possiede un territorio esteso circa ha 3020, con densità di popolazione per kmq è pari a 220,02 unità (in crescita rispetto al dato censuario del 2001, che ne contava 207,0).

La popolazione in valore assoluto è pari a 6.995 unità (ultimi dati censuari ISTAT, con lieve incremento rispetto ai dati del 2001, quando la popolazione contava 6.532 unità, di cui 3.165 maschi e 3.367 femmine). Il numero complessivo delle famiglie residenti è pari a 2.478 circa e il numero delle abitazioni è di 3.200. Dato, quest’ultimo, che supera il numero delle famiglie, attestando il fenomeno di spopolamento che si è intensificato soprattutto negli anni precedenti la rilevazione censuaria del 2001 e che, tra i due censimenti, sembrava aver lievemente invertito rotta.

Tra gli anni 2001 e 2011, intervallo tra i due censimenti ISTAT, si è dunque assistito a un incoraggiante fenomeno: il mercato degli acquisti di abitazioni nell’area comunale era in aumento, in particolare per via di acquirenti provenienti dal napoletano e dalla Capitale (e/o aree limitrofe), investendo così il territorio di un ruolo rinnovato nell’accoglimento, con prospettive positive per la complessiva qualità della vita. Ne avrebbe potuto derivare una crescita economica, anche se con valori moderati, nonché un indiscutibile beneficio per la popolazione residente in termini complessivi di organizzazione sociale.

In questo contesto, corrispondente agli anni di redazione del progetto, il ruolo del Centro Storico assumeva di certo un’importanza non trascurabile e il programma di recupero rappresentava un elemento di grande sfida per il miglioramento dell’immagine del territorio in questione. La posizione dell’intervento, nel contesto del Centro Storico e sulla direttrice d’ingresso (via Garibaldi) che conduce ai principali attrattori (Chiesa patronale, Piazza Tommaso Rossi, Auditorium, Municipio), ne determinava il duplice ruolo di attrattore e di elemento strutturale a servizio della popolazione (e del visitatore).

Purtroppo le ricadute della recente e nota crisi economica mondiale – che in luoghi di minore dimensione si avvertono con un certo ritardo – hanno arrestato il processo di crescita e rinnovato lo spopolamento (dopo il 2011). L’inversione di rotta sembra aver ripreso i ritmi tipici subordinati allo sviluppo delle grandi urbanizzazioni, ormai indiscussi attrattori. E il territorio di Santi Cosma e Damiano è pressoché intermedio tra Napoli e Roma, due tra le maggiori urbanizzazioni italiane (le maggiori, lo ricordo, sono tre. Nell’ordine: Roma, Milano e Napoli).

Tuttavia e proprio per questi recenti gravi problemi, l’importanza di dare impulso alla visibilità del territorio assume oggi una maggiore forza: fattore di contrasto al processo di degrado fisico e di mortificazione economico/turistica.

Le basi programmatico/progettuali

Si tratta di un percorso di pianificazione alla micro scala, con l’inclusione di componenti di progettazione architettonica.

Oggi: Piazza Pensile dall’alto

Il territorio circostante l’area d’intervento, pur essendo in posizione centrale, soffre di un certo livello di degrado anche per la presenza di circoscritti nuclei con grave incidenza di strutture fatiscenti. Il sistema del decoro complessivo appare scoordinato (ad esempio, nelle colorazioni/decorazioni delle quinte stradali prossime all’area d’intervento) e vetusto nella concezione architettonica di molti dei fabbricati recentemente ristrutturati.

Riguardo l’area specifica d’intervento, risulta particolarmente degradata e decisamente non funzionale la Piazza Pensile.

Nata alcuni anni fa, la sua disarticolata conformazione non ha mai concesso alcuno stimolo alla fruizione.

Oggi: degrado Piazza Pensile

Problemi aggiuntivi, sorti poco dopo, di carattere strutturale (come le diffuse infiltrazioni, gli accumuli acquiferi, gli scollamenti delle pavimentazioni e dei rivestimenti), hanno aggravato la già sgradevole situazione.

Le altre due Piazze, Medaglia d’Argento e Largo Savoia, benché in condizioni decisamente migliori (difatti sono abitualmente frequentate), necessitano comunque di recuperi importanti – sia funzionali che strutturali – e di coordinamento funzionale/estetico per la messa a sistema.

Le tre piazze (Piazza Medaglia d’Argento, Largo Savoia e Piazza Pensile), oggi dunque fruite solo in parte e funzionalmente/esteticamente disconnesse, benché limitrofe, offrono interessanti spunti per il recupero e per l’acquisizione dell’atteso ruolo di attrazione turistica, oltre che di stimolo all’uniformità futura dello spazio urbano centrale.

Il progetto prevede che gli spazi siano organizzati con logiche di separazione delle funzioni principali, in modo tale da non sovrapporre disordinatamente le destinazioni d’utilizzo specifiche, pur nella concezione dell’uniformità estetica e della continuità urbanistica. Gli accessi alle aree interne sono pensati quasi unicamente pedonali. Il sistema degli accessi/collegamenti mira a soddisfare sia esigenze di fruibilità, sia esigenze di integrazione complessiva.

Le scelte progettuali hanno seguito un sostanziale principio di metodo: consegnare al territorio un intervento esteticamente e funzionalmente valido, in modo da rendere maggiormente fruibile l’area e – come detto – trasferire l’immagine di un nuovo elemento attrattore che non entri in contrasto con la vocazione storico/territoriale, ma che abbia comunque un valore di certa innovazione e di “illustrazione” dell’insieme territorio.

Ne parlerò nei prossimi articoli della serie.

N. 9 – CITYMOTOR

Mag
22

Questo articolo conclusivo sull’esperienza progettuale di CITYMOTOR è importante per rappresentare, seppur sinteticamente, le dinamiche che hanno guidato il percorso e le aspettative per il futuro.

Difatti questa esperienza è stata complessa e certamente l’illustrazione che ne ho fatto nei precedenti otto articoli non è esaustiva, perfino al di là della semplificazione delle rappresentazioni grafiche (dovuta alla scala di adattamento). L’articolazione delle componenti in gioco, sia di carattere relazionale che progettuale, ha richiamato tempo e attenzione. La mitigazione delle esigenze di pianificazione con le incoerenti restrizioni delle pubbliche amministrazioni coinvolte (fattore che ho semplicemente accennato, anche se meriterebbe maggiore spazio), ha portato alla rivisitazione progettuale più volte. Nonostante tutto, il risultato mi soddisfa.

Non è un caso che i vincoli imposti, generalmente astrusi dalla realtà, mi hanno portata a rivedere la distribuzione dell’area, ma non l’articolazione delle forme architettoniche. Né, in tema di variazione dell’impianto urbanistico, ho ceduto all’alterazione del sistema naturale, nella precisa intenzione di rispettare l’ambiente preesistente, le sue espressività indigene, le sue prerogative mediterranee. Trovo spesso incoerente l’idea secondo cui l’espianto di un albero debba essere equiparato all’impianto di uno nuovo, magari di differente essenza. Anche per questo, l’impatto è minimo.

In tema di vincoli imposti, oltre quanto ho già accennato sull’inesistente corso d’acqua, vale la pena citare l’incredibile decisione pubblica di pretendere la cessione di una macroscopica quota di ricavi, sottraendola di fatto al sistema di parcheggi necessari al diretto soddisfacimento dei flussi di visitatori o traducendola in opere pubbliche da edificare (considerate, a dir loro, compensative), così confermando la diffusa difficoltà di un Paese nel saper identificare il bene comune nello sviluppo territoriale. È evidente che, trattandosi di un intervento soggetto a pratiche di investimento privato, questo avrebbe portato a maggiori difficoltà nelle trattative. Ed è evidente che tale richiesta è stata fortemente contrastata dal Presidente Cocomello e da me, in seno alle molte riunioni che sono state effettuate.

Ci si sarebbe aspettati, al contrario, una forma di intelligente compartecipazione, in termini sostegno alla comunicazione e di potenziamento delle infrastrutture di collegamento primario con l’area. Cose di cui avrebbe gran bisogno anche l’Autodromo esistente. Ma, invertendo una produttiva intuizione del passato, si potrebbe affermare: vi diamo la città e ci darete le infrastrutture.

Diverse ragioni, sia legate alle scelte modulari (perfino scatolari) della gran parte delle architetture interne all’area, sia derivate dalla esigua alterazione del sistema naturale, sia relazionate alla meticolosa scelta dei materiali da costruzione (non impattanti, a costo contenuto e di snella messa in opera), hanno portato indubbi vantaggi in termini di contrazione dei costi di realizzazione dell’impianto complessivo.

La volontà di rendere l’insieme autonomo dal punto di vista dei consumi, ha mosso gli ingegneri Carlo Cocomello e Maurizio Landolfi (ricordo che si sono occupati di impianti e temi energetici) verso scelte adeguate e perfino di alto rendimento. Si è così configurato, tra l’altro, un sistema in grado di produrre maggiore energia del reale fabbisogno, ovviamente spendibile sul mercato.

L’attuazione del programma generale è stata affidata a percorsi di finanza di progetto. Con questa tipologia di azione sarà possibile raccordare privato e pubblico, inserendo nel sistema complessivo anche il potenziamento delle infrastrutture primarie. Finora sono stati esaminati diversi investitori, attività curata in particolare dalla Copy per il tramite del già citato Presidente. Sebbene l’interesse dimostrato sia da considerarsi premiante, il processo decisionale necessita di maggiore esplorazione. L’analisi costi benefici ha chiarito le potenzialità dell’intervento e, come crediamo, l’utilità di contrarre il numero dei possibili investitori potrebbe sortire effetti migliorativi per le successive fasi gestionali. Sarebbe oltremodo utile se l’investimento generale fosse assorbito da pochi o, addirittura, da un solo soggetto o gruppo.

Mi auguro che questo progetto avrà definitivo successo con la sua realizzazione, a vantaggio di un territorio che, per sue prerogative e potenzialità, meriterebbe di essere conosciuto e correttamente fruito.

N. 8 – CITYMOTOR

Mag
18

In prossimità del culmine del lotto di 27 ha, ragionevolmente distante dalle funzioni espositive e residenziali, è collocata l’area della spettacolarizzazione. Luogo privilegiato per le Officine Rambaldi, all’interno del quale mettere in scena opere comunque legate al mondo della motoristica: dalle restituzioni pubblicitarie a vere e proprie rappresentazioni.

Il Teatro, una vera provocazione, è pensato con gli ingombri tipici di quelli romani. Parlo di ingombri, visto che le forme vengono ridotte all’essenziale, definendo un’immagine estremamente lineare, pulita, fatta eccezione per un evocativo colonnato posto a delimitare l’area scenica dal retroscena. Non un ulteriore elemento aggiuntivo, non una decorazione, lasciando al bianco marmoreo il ruolo del protagonista.

I colori sono affidati alla spettacolarizzazione, all’uso degli ologrammi (di cui l’Officina Rambaldi è maestra) che vanno a rappresentare il punto di forza e di differenziazione dell’immagine virtuale.

Ovviamente immerso nel verde, questo corpo – in principio pensato con una volumetria maggiore per accogliere anche altre funzioni – conta un ingombro di mc 47.200 (V/P). Sottostanti l’arena, sono contenute funzioni di Auditorium, ristoro, ovviamente camerini e spazi destinati al deposito scenico, oltre i necessari servizi di supporto.

E poi le piste, immerse nel verde naturale, separate secondo funzioni e di supporto alla grande pista dell’Autodromo Internazionale poco distante. L’insieme – area pianificata e Autodromo esistente – devono considerarsi un solo ambiente funzionale, complesso e completo, a servizio dei motori.

La Pista per i Fuoristrada, posta a destra dell’ingresso, con una lunghezza complessiva di ml 550 e una larghezza carrabile di ml 8.

La Pista per Go-Kart e Moto, posta a sinistra dell’ingresso, con una lunghezza complessiva di ml 767 e una larghezza carrabile di ml 6+6 (doppia pista, composta da segmenti carrabili perfettamente allineati).

La Pista per Modellismo, posta a destra dell’ingresso (oltre quella dei Fuoristrada), con una lunghezza complessiva di ml 514 e larghezza pari a ml 1,5.

Infine i Parcheggi. L’intero lotto è circondato – come già detto – da una strada, lungo il margine della quale (in posizione interna, ossia verso l’area urbanizzata) è collocata una fila continua di parcheggi a spina destinati a personale, commercianti, fruitori, eccetera. Immediatamente prima del fronte d’ingresso è posizionata un’ampia area a parcheggio, esclusivamente di competenza dei fruitori.

Aree di sosta per Bus e Camper, coprenti un’area complessiva di mq 13.826,00, sono poste al culmine del lotto, in maniera da non creare disturbo alla visione d’insieme e alle funzioni motoristiche. Il parcheggio per bus, possiede l’estensione di mq 4.378,00. L’area di sosta per Camper, possiede l’estensione di mq 9.447,00 ed è dotata di tutti i confort che la destinazione richiede (la mappa d’insieme, riportata agli articoli precedenti, non ne consente la completa visualizzazione per esemplificazioni di scala).

In ultimo, è stato ritenuto necessario e interessante introdurre un’area dedicata all’accoglienza di auto e moto d’epoca; vale a dire, un’area per raduni. È posta a destra del Teatro e possiede un’estensione di mq 11.275,00.

Come precedentemente accennato, un articolato sistema di sentieri pedonali e piccole strade destinate al solo transito di navette, permettono l’accesso  a tutti i luoghi interni all’area.

N. 7 – CITYMOTOR

Mag
06

Verde e arancio in facciata principale, verde uniforme per la facciata posteriore: sono i colori che contraddistinguono la Tipologia Residenziale di CITYMOTOR.

Quando le pubbliche amministrazioni generano ostacoli incomprensibili allo sviluppo organico di un progetto, chi ne paga le conseguenze è – al di là dei proponenti, non escluso il progettista – il territorio. E questo è un caso. L’area destinata a residenze, all’interno della città dei motori, era inizialmente pensata per soddisfare le esigenze di un potenziale pubblico interessato al tema di fondo del programma, sia che si trattasse di personale a servizio dell’area, sia di turisti. In sede di discussione del progetto, i referenti comunali avanzavano motivazioni francamente inadeguate e tese all’esclusione dei turisti dagli obiettivi dell’accoglienza interna all’Outlet. In sintesi, lo sviluppo di CITYMOTOR avrebbe potuto – a loro dire – sottrarre turismo all’area più ampia. Innanzi tutto – cosa che il Presidente Cocomello e io abbiamo rappresentato – il turismo interno non avrebbe potuto che afferire prevalentemente agli appassionati della motoristica; in secondo luogo e dato lo stato di abbandono ambientale (in senso lato) del territorio circostante l’Autodromo, non si ravvisava il senso di una tale opposizione. Né è valso spiegare quale maggiore indotto avrebbe potuto generare un sistema più completo, in termini di economia locale e di attrattività dei potenziali finanziatori.

Purtroppo – come generalmente accade tra proponenti e pubbliche amministrazioni – abbiamo dovuto assecondare le pretese e contrarre dimensionalmente i volumi destinati alla ricettività, relegandone le funzioni esclusivamente al personale a servizio dell’Outlet. Ma non è detta l’ultima parola.

La Tipologia Ricettivo/Residenziale si compone, in armonia con le scelte tipologiche complessive dei volumi interni all’area, di Blocchi ripetitivi di cinque unità (mini alloggi). Ogni unità conta un solo piano e la diversificazione in facciata corrisponde alle differenti altezze interne. Il solaio piano di copertura di ogni unità è, in questo caso, inclinato, generando maggiore altezza verso il fronte principale.

 

Posti oltre i Blocchi tipologici del Commerciale, con un volume complessivo di mc 4.158 distribuito su sette corpi lievemente distanziati tra essi, questi edifici risultano praticamente allineati alla strada di servizio che circonda il lotto.

Ogni mini alloggio contiene un ambiente polifunzionale, una camera e un bagno.

Tra un Blocco e l’altro sono previsti camminamenti che permettono, tra l’altro, l’immediato accesso dalla strada posteriore, ai margini della quale sono posizionati i parcheggi dedicati.

N. 6 – CITYMOTOR

Mag
05

Proseguo con la descrizione delle tipologie edilizie interne all’area dell’Outlet della Motoristica.

La Tipologia Commerciale, anch’essa composta da Blocchi ripetitivi di cinque unità – tre unità di piani due poste a intervalli regolari con due unità a un piano, accoglie prevalentemente le funzioni del commercio strettamente legate alla motoristica. Vale a dire produttori e rivenditori di componenti per auto e moto, pezzi di ricambio, vestiario dedicato, eccetera. Insomma, tutti i mezzi e le strumentazioni di supporto alle attività legate ai motori. Tuttavia, per completezza di servizi, questa tipologia accoglie anche limitate funzioni necessarie alla soddisfazione di bisogni alimentari e sanitari (farmacie).

In totale si tratta di sette Blocchi, posizionati lungo il margine destro dell’impianto urbanistico, subito dopo la strada di progetto che circuisce l’intero lotto. Il volume complessivo è di mc 4.384. L’insieme è decisamente ridotto rispetto al complesso dei Blocchi per Rivenditori (Rif. Art. N. 5 – CITYMOTOR), in ragione delle differenti funzioni contenute. I Rivenditori di auto e moto, ovviamente, necessitano di spazi espositivi di dimensioni maggiori.

Sempre pregando di non fare attenzione alla scala di adattamento, riporto piante e prospetti semplificati.

Per identificare la tipologia Commerciale, ho scelto di utilizzare prevalentemente il color petrolio per le facciate a vista, con intervalli diversificati per la sola facciata anteriore. Il color petrolio, per sua natura, caratterizza il settore, mentre la diversificazione in facciata anteriore garantisce la segmentazione visiva dei volumi corrispondenti, ognuno, a un differente venditore.

 

Anche in questo caso, come per l’insieme delle tipologie edilizie interne all’area, ho scelto espressività formali estremamente lineari e relazionate alle precedenti, nella convinzione di voler delegare al paesaggio naturale e ai pochi elementi di supporto (come i colori, le tensostrutture e le pensiline metalliche), l’articolazione dell’insieme.

Questo complesso tipologico riporta, tra l’altro, mc. 4.800 di spazi per pensiline sui lati longitudinali e mc. 2.700 di pensiline di passaggio trasversale tra i singoli Blocchi.

N. 5 – CITYMOTOR

Mag
04

200.256,34 mc su un’area di 27 ha, con accorpamento – ai fini dell’incremento del dato volumetrico – di altri 40 ha limitrofi: è CITYMOTOR, l’Outlet della Motoristica a servizio dell’Autodromo Internazionale di Vallelunga.

Come detto nei precedenti articoli, lo spirito dell’iniziativa mira alla creazione di un complesso organico spazialmente e funzionalmente, incentrato sul tema dell’OUTLET motoristico, che si dispiega in una serie di funzioni tra loro complementari e necessarie a definire uno spazio attrezzato autosufficiente e turisticamente competitivo.

Proseguo con la descrizione delle tipologie edilizie.

Brevemente – solo per sinteticità, data la dimensione degli argomenti da trattare – faccio riferimento ai volumi esistenti nell’area, posizionati pressoché centralmente (fatto salvo un piccolo volume posto lungo il percorso alberato), ai quali ho destinato il ruolo di accoglienza/informazioni, con piccoli spazi per ristoro e attività ludiche. Per questi volumi ho adottato un criterio progettuale di recupero conservativo. L’intenzione è identificare in essi la memoria storica del luogo, conseguibile col rispetto assoluto delle antiche forme e dei preesistenti colori, e garantire un positivo impatto sul patrimonio edilizio esistente. La volumetria complessiva di questi edifici rurali è di mc 8.370,34. Le foto che seguono ne illustrano la tipologia, in linea con le analoghe espressioni architettoniche rurali del posto.

 

Transitando attraverso il maestoso arco metallico e, dunque, superando i due Blocchi d’Ingresso (di cui ho parlato nel precedente articolo), ci si immette nel percorso alberato. Dopo un primo e lungo tragitto rettilineo, si giunge ai corpi edilizi rurali centrali e, ancora oltre, all’area destinata al teatro. L’insieme di questi elementi è racchiuso tra due file di alberi, come a segnare un percorso idealmente indipendente dalle aree in cui la motoristica gioca un ruolo dinamico, per la presenza – tra l’altro – delle diverse piste.

Ai lati esterni del tragitto alberato, a partire da poco oltre l’ingresso, sono posizionati i sette Blocchi per espositori di auto e moto, composti di elementi a un piano ed elementi a due piani sovrapposti, per un totale di mc 15.344,00.

 

Si tratta di Blocchi ripetitivi di cinque unità – tre unità di due piani poste a intervalli regolari con due unità ad un piano. I prospetti sono estremamente lineari, essenziali, nell’intenzione di evitare l’eccessiva segmentazione dei volumi, in considerazione della già importante articolazione d’insieme.
Invece, le scelte di utilizzare colori decisi per le diverse tipologie edilizie – generalmente pregnanti nell’intera area – sono mirate a ricalcare il ruolo dell’Outlet quale sede della motoristica, oltre a identificare ogni tipologia univocamente.

Dunque e in linea generale, le diverse tipologie edilizie (la cui illustrazione continuerà nei prossimi articoli) rispecchiano una considerazione di massima che vede l’opportunità del ripetersi di forme basilari, fatta eccezione per le preesistenze, i corpi d’ingresso e il teatro.  Diversamente, maggiore articolazione è affidata agli elementi di supporto (tensostrutture per gli espositori, pensiline ferree per il commerciale, tenso-pensiline per la ricezione esclusiva). Qualche render chiarisce i concetti.

Sul retro, questa tipologia supporta una pensilina metallica per definire un percorso utile in caso di pioggia.

N. 4 – CITYMOTOR

Mag
02

Dal punto di vista dell’occupazione del suolo, lo ripeto, per Citymotor si è considerato un indice edilizio pari a circa 0,029. In tal modo, pur soddisfacendo il fabbisogno dell’intervento, non si è sfruttata massicciamente l’area e si è dato, come nelle intenzioni, grande spazio alla Natura.

C’è da precisare che l’elaborazione ultima del progetto complessivo (quella che sto descrivendo) è derivata da un percorso di affinamento molto articolato e non privo di difficoltà. In particolare – e chiunque ha dimestichezza con la professione dell’architetto può capire – spesso ha giocato un ruolo frenante la pubblica amministrazione. Ma è altro tema.

La prima elaborazione del progetto, quella che si rintraccia al sito www.citymotorvallelungaoutlet.it, prevedeva una distribuzione delle funzioni interne più aperta. Riporto uno degli schizzi che avevo elaborato in principio.

Come già accennato, nonostante le numerose interlocuzioni tra il prof. Cocomello (Presidente della Copy), me e i referenti pubblici, mirate soprattutto alla rappresentazione dell’esistenza di un vincolo inesatto sull’area, i tempi si dilatavano al punto che decidemmo per la modifica parziale dell’impianto.

Intanto – grande vanto – l’Officina Rambaldi, noto gruppo di comunicazione e spettacolarizzazione, aveva aderito all’iniziativa (divenendone partner) per sostenerne – una volta messa in esercizio – tutti gli elementi di propria competenza. Un traguardo importante (che si deve alla capacità di relazione del Presidente Cocomello), dato che questo programma/progetto è portato innanzi tutto a produrre spettacolarizzazione.

Il corpo edilizio d’ingresso, posto in parallelo all’arteria di collegamento principale e subito oltre la prevista grande area parcheggio anteriore all’impianto, ha imposto uno studio particolarmente attento. Dovevo pensarlo in modo che rappresentasse il biglietto da visita dell’area, dunque in maniera da soddisfare le esigenze di richiamo formale/visivo, oltre che di identificazione dei contenuti tipologici e organizzativi del complesso. Dopo numerosi schizzi e lunghe riflessioni, sono arrivata a definire – grosso modo – quello che speravo. Riporto uno degli ultimi disegni a mano libera, fatto prima di transitare alla fase di progettazione più definita, facendo i conti con misure, posizioni, proporzioni, affinamenti, eccetera.

Il blocco schizzato, contenente l’arcata d’ingresso come parte integrante del complesso strutturale, nel corso della definizione progettuale ha subito un cambiamento. Ciò che ne è derivato sono due blocchi, collegati tra loro da un grande arco metallico d’ingresso (sul quale impera la scritta CITYMOTOR), con funzioni di ristorazione, esposizioni temporanee e permanenti, uffici di supporto all’attività di vendita, uffici per aziende di leasing e similari, istituti di credito, spazi per asilo con area mensa, e altro ancora. Un complesso che richiede l’impegno di un volume pari a mc 70.800,00, necessario a soddisfare le esigenze dell’area in termini di funzioni complementari.

L’arco metallico è inscritto in una travatura reticolare spaziale che possiede molte funzioni, non ultime quelle di contribuire alla stabilità dell’arco e di smellirne le operazioni di manutenzione.

Dal punto di vista formale, come ho già accennato, sempre in relazione all’importanza dell’identificazione del ruolo del Villaggio (Outlet della Motoristica), ho voluto consegnare un riferimento alla casa automobilistica italiana più prestigiosa: la Rossa di Maranello. Riporto il relativo stralcio planimetrico semplificato, chiarendo ancora che la scala di adattamento non consente la corretta visualizzazione dei dettagli progettuali.

Infine, riporto un render che mostra l’insieme dell’ingresso.

Nei successivi articoli continuerò a descrivere scelte progettuali e tipologie edilizie.

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