Elodia Rossi

N. 8 – Spazi e Luoghi dell’Architettura

Giu
02

Riprendo a parlare di come alcune città affrontano la spasmodica crescita urbana. Ovviamente, come ho detto nei precedenti articoli di questa serie, la mia analisi riguarda i temi dello sviluppo attraverso architetture innovative e capaci di sostenere un percorso di mitigazione del drammatico danno ambientale in atto.

Senza alcuna preoccupazione di risultare tediosa, insisto sul concetto secondo cui non tutto ciò che si costruisce è architettura. L’architettura è arte, non banale edificazione. In quanto tale, l’architettura è – e deve essere – innovazione. Deriva da un percorso di ricerca assiduo, ragionato, intelligente, che mira a guidare il paesaggio verso nuovi scenari orientati al futuro. Il resto non è architettura. Nella migliore delle ipotesi è ripetizione senza crescita. Nella peggiore, è disastro paesaggistico e ambientale.

Nelle città, l’orientamento all’orizzontalità, che ha caratterizzato le espansioni urbane per lunghi Secoli di storia, oggi andrebbe evitato. Il Piano Urbano deve tener conto dello sconvolgente problema dell’uso indiscriminato del suolo, in ragione delle tendenze inarrestabili di fabbisogno abitativo. La città cresce, l’ho dimostrato con dati certi, in maniera esponenziale. Questa incontenibile propensione deve portare a riflessioni attente che non possono essere semplicemente risolte analizzando nostalgicamente (e, direi, ingenuamente) il passato della città, sentimento generalmente traducibile nel convincimento – per la gran parte dei siti urbani, fatta eccezione per alcune metropoli nate più recentemente e sviluppate secondo piani razionali – di utilizzare l’orizzontalità per via di irragionevoli continuità di tessuto o di orientamento storico.

Il pensiero architettonico internazionale, quello vero, affronta magistralmente la problematica e propone soluzioni interessanti in diverse città internazionali. L’Europa si difende bene con gli esempi di alcune Capitali. Ma c’è ancora qualche Nazione, come l’Italia, che stenta a capirne la portata e l’importanza. Lungo discorso, già più volte affrontato: faccio riferimento all’articolo Passato e Futuro per quanto riguarda le motivazioni. Grande responsabilità della politica, ma anche di un pensiero obsoleto che si è diffuso come una metastasi incontrollabile. È ora di dire basta. Intanto Milano sembra essersi convinta, finalmente è in via di guarigione e propone qualche buona pratica (che ritengo ancora timida), come quella del Bosco Verticale progettato da Stefano Boeri per il quartiere di Porta Nuova.

E se, a mio giudizio, l’Hendless Vertical City di Londra (Rif. Art. N.5 Spazi e Luoghi dell’Architettura) rappresenta una delle più affascinanti e convincenti esplorazioni dell’architettura contemporanea, orientata al futuro per innovazione e alla tutela ambientale per concezione, molte altre espressioni formali consacrano l’idea di una nuova visione del costruire.

Mentre il botanico Patrick Blanc dal 1994 suggerisce giardini verticali anche all’interno di cuori storici, come nel caso di Parigi, nell’intenzione ben riuscita di portare il verde dove manca, i maestri dell’architettura sono chiamati a un duplice compito decisamente più impegnativo: risolvere il problema dell’espansione assicurando il diritto all’abitazione. Un compito spesso frainteso dal comune pensare, fino a scorgere insinuazioni aberranti e massificanti del tipo: come l’architettura altera la natura. Meglio lasciar stare.

Viene dall’Europa, più precisamente dall’Olanda, il progetto del Peruri 88 per JaKarta in Indonesia.

Sono gli architetti Winy Maas, Jacob van Rijs e Nathalie de Vries (studio MVRDV) a firmare questo pluri-formale edificio alto 400 metri, articolato in aree-giardino per abitazioni, hotel, spazi comuni, una moschea, un enorme cinema, un anfiteatro all’aperto, una wedding house, molti negozi e uffici, parcheggi, e altro ancora. Una città/campagna nella città che, per la verità, è già abbastanza verde. L’immagine è visibile sul sito dello studio MVRDV, www.mvrdv.nl/en.

Un progetto interessante, che tuttavia non rientra nei miei gusti architettonici (ma è un’opinione personale), al contrario del Green 8 progettato per governare Alexanderplatz a Berlino.

Green 8 è opera intellettuale dei professionisti tedeschi dello studio Architects Agnieszka Preibisz e di Peter Sandhaus. Un’enorme elica che punta al cielo e, da una certa prospettiva, si traduce visivamente nella forma del numero 8 (o infinito, se letto diversamente); una città verticale che accoglie serre e giardini pensili su ogni piano, oltre che orti urbani per la coltivazione autonoma del cibo. Per vederla, basta visitare il sito web dello studio Architects Agnieszka Preibisz  (http://www.apcon-berlin.de).

Contrazione estrema di consumo del suolo, massima espansione volumetrica in sezione orizzontale centrale, bilanciamento dei pesi attraverso la forma elicoidale regolare, suggestione visiva dovuta anche agli effetti di luce e, diversamente dalle altre città giardino, minore ostentazione in facciata della cospicua presenza del verde con derivazione dell’esaltazione architettonica. A me piace molto.

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