Elodia Rossi

Nuovi materiali per rivestimenti

Mar
06

I materiali per rivestimenti di nuova generazione non si discostano molto da quelli per le pavimentazioni (Rif. Articolo Nuovi Materiali per pavimentazioni).

A scanso di ogni equivoco, voglio chiarire che quando parlo di nuovi materiali mi riferisco esclusivamente a quelli che posseggono innovazione sia di risultato che di processo. A titolo esemplificativo, intendo dire che le innovazioni introdotte nel processo produttivo delle ceramiche per piastrellature, mirate al miglioramento di proprietà intrinseche del prodotto (qualità, durevolezza, eccetera), il cui risultato visivo non si discosta considerevolmente da quello tradizionale (o addirittura mira alla simulazione di altri materiali come il cotto, il parquet, il marmo), non sono qui considerate. L’innovazione, quella vera, dal mio punto di vista è massificante. D’altro canto e per un architetto, il risultato visivo – vale a dire l’estetica – non può essere relegata né alla finzione, né alla ripetizione.

Anche per i rivestimenti, ciò su cui voglio soffermarmi è l’impiego delle resine, del microcemento e – ancora timidamente – della ceramica liquida.

L’impiego della resina, utilizzata da maggior tempo rispetto ai microcementi, richiede alcune attenzioni. Difatti, benché sia un prodotto molto interessante, è spesso abusato in modo piuttosto pacchiano. Sarà capitato a tutti di vedere negozi, uffici, ambienti domestici dove la resina sprigiona irrazionali risultati estetici. Andrebbe, io credo, messo un po’ d’ordine, evitando eccessive stranezze la cui percezione finale riconduce al chiasso e non al fascino. Anche per le resine, particolarmente interessanti sono gli ambienti interamente rivestiti: in questo caso si parla esclusivamente di bagni e cucine, data la proprietà di schermo alla traspirazione del prodotto, qualità pericolosa per altre ambientazioni. E va ricordato che anche lavelli, vasche da bagno, vani doccia possono essere trattati in egual misura.

Trovo che un vano completamente rivestito in microcemento, inclusa la pavimentazione, possegga grande fascino. Naturalmente mi riferisco ad ambienti che vanno studiati da un architetto o da un designer, ai quali conferire una certa dose di innovazione progettuale. Interessante è l’utilizzo del microcemento abbinato ai cristalli per partizioni interne e per altri accorgimenti, evitando di appesantire gli ambienti con eccessivi oggetti di arredamento. Suggerirei esclusivamente (ed eventualmente) qualche pezzo di design. Per queste scelte, sono privilegiate le stanze da bagno e le cucine, ma anche altri locali di tendenza inseriti in contesti adeguati. Il microcemento è più intenso e affascinante se non alterato nel colore oppure, in alcuni casi, addizionato di coloranti tendenti al tortora. Anche rivestire vasche da bagno, lavelli, vani doccia è possibile, purché si adottino corretti accorgimenti per la finitura protettiva.

Propongo di esaminare un’immagine sul sito che si trova al link http://todosobreelmicrocemento.blogspot.it,. Mostra un ambiente moderno trattato con microcemento sia nella pavimentazione che nei rivestimenti. Trovo che sia incantevole.

Una nota interessante riguarda l’utilizzo della ceramica liquida per i rivestimenti. Qui si cede inevitabilmente al campo dell’arte pittorica e di quella scultorea, visto che il prodotto è il medesimo (da distinguere da quello per pavimentazioni). Vale a dire che l’idea di rivestire interamente un vano – o una parete – di ceramica liquida è ancora improponibile. Ne risulterebbero, in breve tempo, fratture capillari occasionali e molteplici. Quello che è possibile fare, invece, è decorare le pareti per parti limitate e proteggere l’insieme con finiture resinoso/vitree. Soltanto artisti veri saprebbero ottenere risultati soddisfacenti. Attenzione, dunque, alle improvvisazioni. Il rischio è elevato.

Nuovi materiali per pavimenti

Feb
20

Gli scenari offerti dai nuovi materiali per pavimentazioni aprono orizzonti davvero straordinari. Le proposte sono varie, la ricerca va avanti, l’impiego di tecnologie innovative nelle produzioni allarga gli orizzonti dell’architettura.

Intendo soffermarmi su due tipologie di nuovi materiali per pavimentazioni. La prima, un po’ meno recente, è quella delle resine. L’altra, più recente e – dal mio punto di vista – più affascinante, è quella dei microcementi.

Si tratta di tipologie in qualche modo sorelle, sia per le modalità applicative, sia per alcuni aspetti riguardanti il risultato.

La resina, già di largo utilizzo per le pavimentazioni d’interni (e non solo), è un prodotto versatile e facile da impiegare. Si trova in commercio in differenti forme: dalla bicomponente (generalmente più resistente) alla monocomponente, nei diversi colori e tinte, trasparente oppure opaca, da dare a film o anche a spessore (autolivellante), a spatola o a rullo. Tutto dipende dall’effetto che si vuole ottenere. Possiede ottime qualità di impermeabilizzazione e resistenza all’usura. Tuttavia il suo impiego andrebbe limitato a condizioni strutturali e architettoniche favorevoli ed esclusivamente contemporanee.

Con le resine possono conseguirsi risultati d’autore. Basti pensare a quelle trasparenti che conformano lastre uniche sotto cui poter conservare (e lasciar ammirare) composizioni pittoriche, oggetti bidimensionali e perfino tridimensionali a basso spessore.

Il microcemento, recente frontiera della ricerca tramite le nanotecnologie, possiede caratteristiche tecniche ed estetiche che trovo più soddisfacenti. Innanzi tutto, essendo derivazione di un materiale non idrorepellente, conserva proprietà di traspirazione che non vanno sottovalutate in taluni impieghi. Trattenere l’umidità creando schermi a pavimento così da non permetterne la risalita è spesso un’azione dannosa.

Il risultato che si può ottenere con l’impiego del microcemento raggiunge un fascino particolare, perfino adattabile a differenti condizioni stilistiche: qualità rara che non appartiene alle resine. Ad esempio, in casi di assenza o estremo deterioramento di pavimentazioni in ambienti storici, laddove non è più possibile procedere tramite restauri, il microcemento può costituire una soluzione d’eccellenza. Utilizzato in forma pura, senza colorazioni o alterazioni della superficie, esprime un efficace contrasto con le preesistenze: non è invadente né fuori luogo, appare neutro ed elegante allo stesso tempo.

Ed è proprio la forma pura del microcemento che trovo particolarmente interessante (e affascinante) nell’uso per pavimenti: lastre uniche dal grigio tipico del materiale di derivazione. Le alterazioni, tramite colorazioni o effetti da applicazione, ne mortificano l’essenza fino a renderlo indistinguibile – agli occhi non esperti – dalle resine.

Resine e microcementi sono di facile applicazione, tanto da potersi cimentare anche in proprio nel caso di ambienti regolari, ben livellati, senza particolari imperfezioni e senza bisogno di rimuovere l’eventuale vecchia pavimentazione. Bisogna ricordare che, ad esempio, nel colare prodotti autolivellanti, questi tendono ovviamente a mantenere la quota superiore uniforme.

Se si volesse provare, suggerirei di impiegare il prodotto ottenibile tramite questo link  http://amzn.to/2lmWU9M: un microcemento bicomponente.

Resine o microcemento, a seconda dei casi, a seconda degli ambienti, a seconda delle aspettative. Ma mai per simulare altri tipi di pavimentazioni: finti parquet, finti cotti, finti marmi e via dicendo. Sebbene siano pratiche di largo uso, le trovo squalificanti, oltre che ridicole.

Non ho volutamente parlato delle pavimentazioni liquide in poliuretano, né di resine destinate a pavimentazioni di altro tipo (industriali, per esterni, eccetera). È un tema differente.

Né ho parlato di quella nuova generazione di pavimenti che utilizzano rame, bronzo, alluminio per realizzare piastrelle. Non mi piacciono.

Invece accenno brevemente alla ceramica liquida, un prodotto già impiegato il campo artistico che sta prendendo piede anche in ambito edile. Finora disponibile per fughe (produttore Kerakoll), con qualche sommessa proposta per pavimentazioni continue, è oggetto di ricerca d’avanguardia. Mi aspetto gradevoli sorprese.

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